Finanza
Esposto in procura per la Lima
Il comitato a difesa del corso d’acqua chiede di verificare se le procedure seguite sono state corrette
BAGNI DI LUCCA. Esposto in Procura perché la magistratura faccia piena luce sui tanti dubbi che ambientalisti, operatori del turismo e del commercio e cittadini nutrono sull'iter per la concessione del permesso di costruire una nuova centralina sulla Lima, a loro giudizio un danno irreversibile per le attività e la natura dei luoghi. L'esposto è stato presentato dal comitato “Salviamo la Lima”, che si sente abbandonato da politici ed istituzioni.
Al sindaco Massimo Betti, al presidente della Provincia Luca Menesini, all'assessore regionale Marco Remaschi e al consigliere regionale Stefano Baccelli il comitato aveva scritto una lettera perché uscisssero dall'ambiguità e dimostrassero con i fatti se stanno dalla parte della gente della Valle o da quella dei cementificatori. Solo Betti si è fatto vivo, per assicurare che farà tutto il possibile per fermare la richiesta, il cui iter in Regione è pressoché definito. Sul fronte politico amministrativo gli ambientalisti non si aspettano granché e temono che sulla Lima, a Fabbriche di Casabasciana, siano in arrivo le ruspe che costruiranno l'ennesima diga per la produzione di energia elettrica.
Per il comitato a guadagnare sarà solo la società costruttrice, mentre avranno gravi conseguenze tutte le attività legate al turismo fluviale e all'ambiente, che stanno conoscendo un boom benefico per tutta l'economia e il lavoro nella Valle. Ma è tutto in regola nella procedura per il permesso? Il comitato lo chiede nell’esposto: «La vicenda della centrale idroelettrica sulla Lima è zeppa di stranezze, incoerenze e leggerezze che a vari livelli ne hanno agevolato il percorso - dice il portavoce del comitato, Liano Picchi -. Leggi e regolamenti che sembravano scritti per essere aggirati, verifiche tecniche che invece di rilevare ostacoli esistenti si adeguavano a interpretazioni benevole ed elastiche tali da non intralciarne l'itinere».
Tante cose che hanno insospettito i membri del comitato nato in difesa della Lima che finalmente hanno raccolto tutti questi dati e vicende in esposto alla Procura della Repubblica. Ora si augurano che l’autorità giudiziaria possa vagliarle con rapidità e attenzione affinché si chiarisca se i sospetti sono fondati e se l'assenza o la superficialità di certi controlli sia frutto del caso o di una vera e propria volontà generale che sembra piegarsi di fronte a questa “macchina inarrestabile”. «Nessuno sembra volersi prendere la responsabilità politica della paternità di questo progetto, né la maggioranza e l'opposizione locale, che si sono espresse nettamente contrarie, né addirittura le stesse autorità competenti che sono subentrate a vari livelli nell'iter autorizzativo - prosegue Picchi -. Un progetto presentato da una Srl con un capitale sociale di 10.000 euro, il cui presidente, figlio di un importante ex ministro, definisce il suo ruolo su internet come un “facilitatore” e a fine iter si ritira lasciando un amministratore unico di Genova da noi conosciuto per aver firmato impegni che poco dopo non ha rispettato. Questo è il contesto in cui tutto ciò è avvenuto».
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