Il Tirreno

Lucca

Barga riscopre le opere del suo amato Vittorini

di Paola Taddeucci
Barga riscopre le opere del suo amato Vittorini

A 37 anni dalla morte la cittadina torna a onorare il pittore con una mostra Circa cento i quadri che si potranno ammirare nella sede della Fondazione Ricci

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BARGA. Ebbe sempre nel cuore Barga e la piccola frazione di Sommocolonia, dove era nata la madre, lui stesso aveva visto la luce e volle essere sepolto. E Barga non l'ha mai dimenticato. A 37 anni dalla morte e a 18 dall'ultima mostra, la cittadina torna a onorare il pittore Umberto Vittorini con un'esposizione che ne definisce ancora di più la grandezza artistica di maestro del Novecento. Circa cento le opere che si potranno vedere fino al 27 agosto, a ingresso libero, nella sede in via Roma della Fondazione Ricci, la cui presidente Cristiana Ricci ha curato l'allestimento della mostra con il sostegno del Comune e della Fondazione Cassa di Risparmio. Gran parte delle opere, tutte provenienti da collezioni private, non erano mai state esposte finora. Un'opportunità resa possibile dalla passione e dalla disponibilità di dodici collezionisti, tra i quali i familiari dell'artista, presenti all'inaugurazione nel pomeriggio di ieri dopo la presentazione alla stampa in mattinata.

Tra i cento pezzi ci sono dipinti ad olio, acquerelli, disegni e tredici acqueforti, queste ultime vera e propria rarità perché Vittorini ne fece pochissime copie: tra l'altro le lastre da cui furono stampate andarono distrutte nel 1943 sotto le bombe che colpirono il suo studio a Milano, dove l'artista – nato nel 1890 - si era trasferito nel 1929 dopo aver vissuto a Pisa, città di origine del padre. Proprio i luoghi di Vittorini sono alla base dell'ordinamento espositivo, pensato come un percorso cronologico. Si parte dalle vedute di Barga e dei suoi dintorni, dove l'artista tornò costantemente, anche dopo il trasferimento a Milano, tanto che nel 1974 – cinque anni prima della scomparsa – il Comune gli conferì la cittadinanza onoraria. Raffigurò il Duomo, la Pania, le case coloniche, i mulini, la sua Sommocolonia, la dimora di Pascoli: l'omaggio alla “bicocca” - così il poeta aveva definito la casa sul colle di Caprona – denota l'influenza della poesia pascoliana e il profondo attaccamento di Vittorini alle proprie radici culturali. Il tema del paesaggio prosegue con dipinti realizzati in varie parti della Toscana, con atmosfere intrise di luce, tra mare e campagna.

C'è la Versilia, ma soprattutto Pisa, che l'artista rappresenta in molte sfaccettature: scorci dei lungarni, i Navicelli, piazza dei Miracoli. Al periodo milanese, invece, sono legati alcuni quadri raffiguranti ancora paesaggi, carichi di intensa espressività e dove la vivida luce toscana cede alle brume lombarde. Seguono, poi, tre sezioni indipendenti. Una è dedicata al periodo, doloroso, della prima guerra mondiale: disegni con cui Vittorini raffigurava sui suoi taccuini le scene dal fronte. Non si vedono, però, violenza, morte e tristezza – come in molte opere di Lorenzo Viani, suo compagno di trincea, del quale sono in mostra due xilografie -, ma momenti di quiete e di “normalità” tra i soldati, mentre conversano o si riposano. La natura morta è protagonista della seconda sezione. «Tra la prima, che risale al 1947, e l'ultima del 1974, qui esposte – sottolinea la curatrice -, è evidente la continua ricerca sia nello studio della composizione sia nella stesura del colore, che approda a toni densi e pastosi». Infine nella terza sezione sono raccolti ritratti e autoritratti, altro tema mai abbandonato da Vittorini che rappresentò spesso la moglie Vittorina, con lui sepolta a Sommocolonia. «Un'esposizione suggestiva e intima – dice Andrea Marcucci, presidente della Commissione cultura del Senato, intervenuto alla preview -, che svela il profondo legame dell'artista con i suoi luoghi, in particolare con Barga. Vittorini è uno di noi». Le sue parole riassumono il pensiero degli altri presenti: il sindaco Marco Bonini con l'assessore alla cultura Giovanna Stefani, il collezionista Cristian Tognarelli che ha collaborato all'allestimento e lo storico Umberto Sereni, membro del consiglio della Fondazione. Orari: martedì 10-12, venerdì 16-19, sabato e domenica 10-12 e 16-19.

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