Il Tirreno

Lucca

Testi: niente esproprio, chiediamo al Comune una vera trattativa

di Luca Cinotti
Testi: niente esproprio, chiediamo al Comune una vera trattativa

Parla il proprietario dei vivai lungo la Circonvallazione «Avevamo proposto un prezzo, ma ci hanno detto di no»

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LUCCA. «Non ci sto», come disse un ex presidente della Repubblica. Anzi, in terza persona, non ci sta: il soggetto è Oreste Testi, ormai ex titolare dei vivai lungo viale Carlo Del Prete, ormai chiuso e ridotto a una giungla. I destinatari del messaggio sono il Comune e il Ministero dei beni culturali che, come anticipato dal Tirreno, stanno pensando a una procedura di esproprio dell’area fra le Mura e la Circonvallazione.

«Io e la mia famiglia - attacca Oreste - non ci meritiamo un trattamento simile. Perché quella terra ce la siamo sudata». Ad acquistarla fu il nonno di Oreste, che dopo la Prima Guerra Mondiale diede il via a un’impresa che poi si è sviluppata in Italia ma anche all’estero (soprattutto in Francia). Non sempre (anzi, quasi mai) i rapporti con le amministrazioni comunali sono stati buoni: «Spesso - spiega Oreste Testi - siamo stati visti come abusivi. Fra le poche eccezioni ricordo il sindaco Giovanni Martinelli (democristiano, in carica dal 1965 al 1972, ndr)».

Un dialogo con palazzo Orsetti, però, fu proprio Oreste a cercarlo. Quando, alla fine degli anni Duemila, aveva deciso di terminare l’attività. «Andai dal sindaco Favilla e con lui fui molto chiaro: gli dissi che volevamo chiudere e che il terreno sotto le Mura era disponibile, a una cifra che avremmo ritenuta congrua».

In quell’occasione la famiglia Testi fece una proposta economica: Oreste non scende nel dettaglio, ma spiega che era «molto più bassa» dei due milioni di euro dei quali si sarebbe poi parlato.

«Gli uffici - continua Testi - ci fecero sapere che quell’offerta non era accettabile. Ma poi non ci è mai stata fatta una proposta da parte loro. E una vera trattativa non è mai partita. Né con l’amministrazione Favilla né con quella di Tambellini».

Proprio questo, ora, chiede che una trattativa parta. «Certo è - continua - che se procederanno con l’esproprio io mi opporrò in tutte le maniere possibili. Queste terre ce le siamo comprate e io il sopruso non lo accetto».

Una visione assai diversa rispetto a quella ufficiale, che parla di trattativa in stand-by e, quindi, di un possibile “piano B” costituito appunto dall’esproprio per pubblico interesse culturale, coinvolgendo per l’appunto la Soprintendenza e il ministero.

Intanto lungo la circonvallazione l’ormai ex vivaio è diventato una giungla. E il signor Testi spiega che questo non è iun caso: «Sono stato io a voler far questo di proposito. Ho tolto cinquemila piante dai vasi e le ho messe in terra. Così, anche se viene un’estate torrida, non potranno morire».

Piante che - fra l’altro - hanno anche un valore materiale che, in caso di esproprio (o di trattativa “bonaria”) non potrà non essere considerato: si parla di qualche centinaia di migliaia di euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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