Il dolore
Via Fillungo, luogo senza tempo e cuore della città
Da quasi duemila anni l’attuale strada clou dello shopping è protagonista: la costruirono i Romani, era parte del “cardo”
LUCCA. È da sempre il cuore pulsante della città, sede di attività turistiche, commerciali e artigianali oltreché luogo per eccellenza dello shopping e della passeggiata. Tanto nota e familiare da essere chiamata per nome, come spesso succede con i luoghi più radicati di un territorio.
Nessun'altra strada di Lucca è radicata come via Fillungo, protagonista della maxifoto in regalo venerdì 15 luglio per “Lucca di notte”. Siamo a metà del viaggio in ventiquattro immagini che Il Tirreno offre gratuitamente ai lettori con le stampe allegate alla copia del giornale e in distribuzione, dal lunedì al venerdì, fino al 2 agosto. Per l'ultimo appuntamento di questa settimana – la prossima scheda sarà in edicola lunedì 18 luglio – l'obiettivo del fotografo Fabio Muzzi ha colto nel pieno della notte la strada principale del centro storico di Lucca.
Deserta, silenziosa e dormiente, via Fillungo sembra un luogo senza tempo, dove potrebbe sbucare da un momento all'altro un centurione romano o un soldato in armatura medievale, eleganti donne in abiti e cappelli piumati di primo Novecento o un artigiano che lavora davanti alla sua bottega. Via Fillungo, del resto, attraversa Lucca da quasi duemila anni, da quando, cioè, nacque la città romana.
Era uno dei due assi principali del tipico schema urbanistico dei Romani: un impianto quadrangolare percorso da vie dritte che s'intersecano regolarmente, in modo ortogonale, attorno all'incrocio di due grandi strade, il cardo e il decumano. Il Fillungo era una sezione del cardo – insieme a via S. Giovanni e via Cenami – che in direzione sud-nord giungeva alla porta nord delle Mura, all'altezza dell'attuale piazza San Frediano, da cui usciva la strada che collegava a Parma attraverso la Garfagnana.
Si interesecava con il decumano – oggi le vie San Paolino, via Roma e via Santa Croce - che andava invece da ovest verso est. Scarse le documentazioni sul periodo altomedievale, mentre più ricche le testimonianze di età comunale. È allora che nasce l'ultima sezione di via Fillungo, dall'incrocio con l'attuale via dell'Anfiteatro alla Porta di Santa Maria (o Porta di Borgo): era una delle tre strade a ventaglio irregolare, insieme con via Fontana e via dell'Anguillara, che costituirono il borgo di San Frediano. Ebbe subito grande importanza rispetto alle altre due per vari motivi. Intanto perché in quella zona si trovavano l'anfiteatro e il mercato di asini, muli e altre bestie che si teneva a San Pietro Somaldi. Di lì, poi, partiva il collegamento con la Val di Serchio attraverso la già esistente via Lucca-Parma. Va infine considerato che il lato nord della città era meno esposto ad assalti e scorrerie della rivale Pisa anche perché difeso dal fiume Serchio. Il Fillungo – da Fillongo, castello garfagnino posseduto dai Falabrina, potenti feudatari con proprietà anche sulla via - si consolidò sempre più, quindi, come strada principale della città. Un ruolo che rafforzò dal XII al XIV secolo, con il diffondersi delle case-torri, molto sviluppate in altezza, al cui piano terreno si trovavano i laboratori e le botteghe, legate principalmente all'industria della lana e della seta, che continuarono ad essere fiorenti fino a tutto il 1500 per poi iniziare una lenta decadenza ed estinguersi quasi completamente ai primi del XIX secolo.
Venne poi il momento dei palazzi, nel Cinquecento, fatti erigere dalle famiglie mercantili per la maggior parte sulle precedenti case medievali, perciò stretti e altissimi, anche se non mancarono edifici sviluppati in orizzontale, con l'unione di dimore confinanti. Nessuno di essi – tuttavia – fu troppo vistoso, nemmeno quelli delle famiglie più ricche. E poi le epoche più recenti, con alcune trasformazioni urbanistiche – non troppe, fortunatamente – ma senza mutamenti nella sua funzione di cuore pulsante della città.
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