Il Tirreno

Lucca

Sesso con la nipote per questo lei si suicidò

di Pietro Barghigiani
Sesso con la nipote per questo lei si suicidò

Lo zio rinviato a giudizio: l’accusa è di violenza e atti sessuali

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. Quel bisogno di aiuto, gridato ma non ascoltato, era stato il suo ultimo messaggio. «Rischio di morire, ho bisogno d’amore e di attenzione» fu lo struggente appello lanciato da una ragazzina di 16 anni nella solitudine di un disagio che alla fine l’aveva sopraffatta. Il suo testamento, in cui elencava mancanze e bisogni, lo aveva affidato a una lettera trovata nella camera da letto della nonna, nel Pisano, dove una sera di metà agosto del 2009 l’adolescente era diventata protagonista e vittima dell’addio a un mondo in cui si era ritenuta un’ospite complessa. Un’overdose di metadone l’aveva spedita in coma la sera del 13 agosto e alle 8 del giorno di Ferragosto se ne era andata per sempre.

Nel sondare un passato difficile e relazioni familiari problematiche, dove l’assenza dei genitori era la regola, gli investigatori sono arrivati a una delle possibili risposte a quel malessere che aveva annichilito la ragazzina: la violenza sessuale da parte di un parente. Ieri mattina il Gup, Giuseppe Laghezza ha rinviato a giudizio per violenza e atti sessuali con minorenne lo zio della sedicenne (omettiamo il nome per tutelare l’adolescente), una sessantenne residente in Lucchesia assistito dagli avvocati Ezio Menzione e Alessandro Zarra. Il giudice ha accolto la richiesta del pubblico ministero, Flavia Alemi che in questa delicata indagine ha messo insieme le informative collezionate dalla questura e il materiale dei servizi sociali. I familiari non si sono costituiti parte civile.

È il suicidio della ragazzina a spostare l’orizzonte di una tragedia dal male di vivere di un’adolescente al possibile coinvolgimento di altre persone. Che gli adulti siano responsabili per le lacerazioni della sedicenne lo racconta la storia della sua famiglia. Genitori tossicodipendenti seguiti dai servizi sociali. Una coppia che alternava arresti domiciliari e crisi di astinenza. I colloqui della ragazza con gli psicologi sono un’antologia del disagio giovanile. In alcuni passaggi aveva anche raccontato di essere stata violentata a 8 anni da un vicino di casa. In quella che dovrebbe essere l’età dei sogni, per l’adolescente suicida quegli anni erano trascorsi senza un futuro. Negli ultimi tempi si rifiutava di mangiare in modo regolare e aveva anche smesso di frequentare con continuità la scuola. Per cercare un aiuto, nel deserto affettivo di cui era ostaggio, aveva iniziato anche a frequentare i seguaci di un gruppo religioso.

I servizi sociali sapevano e si erano mossi per capire come poter dare sostegno alla coppia e, soprattutto, a quella figlia che chiedeva, senza ricevere, amore e comprensione. Per tre volte la sedicenne aveva tentato di ammazzarsi. Nelle conversazioni con le psicologhe dei servizi sociali, una in particolare, la sedicenne aveva sottolineato qualche passaggio in cui tirava in ballo lo zio che frequentava da un paio d’anni. L’uomo, fratello della mamma, conoscendo le difficoltà della famiglie e compatibilmente con le sue possibilità, aiutava a livello economico la sorella. Che, sentita per tre volte in questura, si è trasformata nella sua accusatrice. Se la figlia suicida aveva velatamente accennato a rapporti con lo zio, la mamma era stata più diretta puntando il dito contro il fratello. Ora è sotto processo per aver fatto sesso con la nipote e averle causato, aggravandolo, uno dei traumi che una sera d’agosto di sette anni fa le hanno fatto ingerire il metadone.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web