Il Tirreno

Lucca

 

Vizio parziale di mente per il caldaista omicida

di Luca Tronchetti
Vizio parziale di mente  per il caldaista omicida

Assassinio Sodini: in tribunale a Lucca la relazione del super perito nominato dal giudice Pezzuti

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LUCCA. Vizio parziale di mente, pericolosità sociale, ma capacità d’intendere grandemente scemata. E con essa, ma sarà il giudice a dire l’ultima parola, la premeditazione e quindi l’aggravante dei futili motivi. Per il professor Giovan Battista Traverso dell’università di Siena - consulente nominato dal giudice dell’udienza preliminare Giuseppe Pezzuti - Massimo Donatini, 43 anni, l’operaio della Cartiera Lucchese di Porcari arrestato il 7 aprile 2015 per l’omicidio a sangue freddo del suo capo reparto Francesco Sodini, pur avendo la capacità di partecipare al processo nel momento in cui lo ha commesso il delitto non aveva la necessaria capacità cognitiva. La relazione del noto psichiatra - lo stesso che riconobbe il vizio parziale di mente per Igor Paolinelli che la sera del 17 aprile 2011 a Piazza di Brancoli uccise con sei colpi di pistola l'ex fidanzata - pare essere in linea con quella del perito del pubblico ministero Antonio Mariotti. Anche il professor Massimo Marchi aveva rilevato il vizio parziale di mente dell’assassino di per sè incompatibile con l'aggravante della premeditazione e quindi in grado di avere conseguenze rilevanti sulla pena da determinare.

La sentenza tra 4 mesi. Dura meno di un’ora l’udienza camerale di fronte al gup che verte essenzialmente sulla super perizia del professor Traverso. Il pubblico ministero non formula alcuna domanda mentre l’avvocato di parte civile, Francesco Lastrucci, insiste sulla pericolosità sociale dell’ex caldaista della Lucart e sulla possibilità che possa reiterare il reato. Alla fine il capo dei gip Giuseppe Pezzuti fissa per il 16 novembre l’udienza finale. Quella dove difesa, accusa e parti civili formuleranno le loro tesi e poi il giudice si ritirerà in camera di consiglio per deliberare.

Donatini in aula. Dopo 120 giorni dall’ultima volta che aveva varcato la soglia del penitenziario di San Giorgio, Massimo Donatini sale sul cellulare e viene accompagnato dalla polizia penitenziaria al tribunale Galli Tassi. Ad assistere all’udienza ci sono i suoi genitori che s’intrattengono a lungo con i legali del figlio, gli avvocati Fabrizio Ungaretti e Ornella Da Tofori. Nell’aula, dove il caldo torrido si fa sentire e la mancanza di aria condizionata costringe gli operatori ad aprire in parte una delle porte d’ingresso, siedono anche uno dei figli della vittima, Damiano, e il fratello Massimo. Grande compostezza nei loro gesti nonostante una ferita ancora aperta e impossibile da sanare. L’imputato pare assente, lo sguardo perso nel vuoto. Due nuclei familiari - il suo e quello di Francesco Sodini, 52 anni, una colonna della Lucart - distrutti dalle sue manie di persecuzione. Non è ancora mezzogiorno quando Donatini viene riaccompagnato al San Giorgio dove è rinchiuso dal 7 aprile 2015 e dove vuol restare per espiare la pena che il giudice stabilirà al termine del dibattimento. I suoi legali non presenteranno alcuna istanza di attenuazione della misura detentiva. Donatini, reo confesso, si era formato nella sua mente obnubilata l'idea che il capo reparto, in cui riponeva la massima fiducia, e due colleghi di lavoro lo avevano preso di mira facendogli credere che di lì a poco sarebbe stato licenziato. Il tutto in seguito a voci su telecamere sistemate nel reparto caldaia e alla sparizione di alcuni oggetti che effettivamente l'imputato aveva preso.

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