Il Tirreno

Lucca

Sei nuovi infermieri per il pronto soccorso

di Gianni Parrini
Sei nuovi infermieri per il pronto soccorso

Sono entrati in servizio in questi giorni: vanno a potenziare il turno notturno Intanto il dottor Cellai spiega come organizzerà l’Emergenza urgenza

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LUCCA. Sei nuovi infermieri per il pronto soccorso dell'ospedale San Luca. Sono entrati in servizio in questi giorni e consentiranno di aumentare il personale operativo durante il turno di notte (da 5 a 6 infermieri). È questa una delle notizie che emergono nel corso dell’intervista al dottor Ferdinando Cellai, anestesista, uno dei cinque lucchesi che il direttore generale Maria Teresa de Lauretis ha messo nella stanza dei bottoni della Asl nord ovest, quella per intenderci che va da Massa a Livorno. Sessantuno anni, viareggino d'origine ma dal 2005 abituato a scollinare quotidianamente il Quiesa, Cellai è il nuovo capo del dipartimento di Emergenza urgenza, uno dei settori più delicati e complessi dell’intera “aslona”. Sotto la sua egida, ad esempio, rientrano il 118 e i pronto soccorso. Non solo: Cellai dovrà ridisegnare “l'area critica” nei presidi Massa, Viareggio, Livorno e Pisa secondo l’innovativo modello lucchese. Infine sarà chiamato a gestire l'attività dei blocchi operatori degli 11 ospedali dell'area, dove si fanno circa 37mila interventi l’anno. Numeri che parlano da soli.

Pronto soccorso. «È la parte più delicata – spiega Cellai – I numeri degli accessi complessivi nei pronto soccorso dell’Asl nord ovest sono impressionanti: parliamo di oltre 400mila accessi nel 2015, di cui 62mila a Lucca e 15mila a Castelnuovo. Roba da far tremare i polsi soprattutto se si pensa che qui si addensano la maggior parte dei malumori dei cittadini». Proprio a Lucca i problemi col pronto soccorso non sono mancati. «Sono legati alla carenza di organico – spiega Cellai – Mancano 3 medici e questo ha sottoposto il personale a turni di lavoro pesanti. Stiamo cercando di risolvere la questione, ma purtroppo le graduatorie sono esaurite. Abbiamo chiesto anche all’Emilia Romagna, ma senza risultato. Stiamo cercando dei libero professionisti: oggi scade il bando per le assunzioni a tempo determinato (6 mesi). Non è detto che si trovino, sono poche le figure con una specializzazione in medicina d’urgenza e accettazione. Intanto Estar ha bandito il concorso per le assunzioni a tempo indeterminato». Arriva anche una buona notizia: «È di questi giorni – prosegue Cellai – l’assunzione di 6 infermieri che andranno a potenziare il personale in servizio durante i turni notturni: si passa da 59 a 65 unità». Per risolvere i problemi di attesa si sta lavorando anche a una riorganizzazione degli spazi: sul tavolo ci sono l’unione di Obi e medicina d’urgenza e la creazione di una “discharge room”: «Spesso chi arriva al pronto soccorso e viene visitato deve aspettare diverse ore prima di essere ricoverato – spiega Cellai – Questa attesa è determinata dal fatto che i letti dell’area medica non sono disponibili fino al pomeriggio, quando vengono fatte le dimissioni. L’idea a cui stiamo lavorando è questa: sistemare i pazienti che devono essere dimessi in giornata in uno spazio ad hoc, in modo da avere i letti per i nuovi ricoveri disponibili già dalla mattina».

Area critica. Ma il punto che ha convinto la direttrice De Lauretis ad affidare a Cellai il dipartimento Emergenza a urgenza è legato al modello organizzativo dell’area critica. «Nei vecchi ospedali la rianimazione e la terapia intensiva/sub-intensiva erano separate – spiega Cellai – Qui a Lucca, invece, abbiamo sviluppato un modello nuovo, che porta alle estreme conseguenze la filosofia dell’intensità di cura. In pratica, l’organizzazione non è più centrata sulle rigidità della struttura, ma è calibrata sulle esigenze del malato: sono medici e infermieri che si muovono intorno al paziente in base alle sue esigenze». Tra terapia intensiva e sub-intensiva si contano 28 posti letto con 2 capisala, 61 infermieri e 9 oss. Ma sono presenti, e questo è il punto forte, anche i medici di quattro unità operative: anestesia e rianimazione, neurologia, pneumologia e cardiologia. Quest’ultima in particolare si è rivelata particolarmente utile. «La dottoressa De Lauretis ha trovato modernissimo questo nostro modus operandi – spiega Cellai – e ci ha chiesto di provare a esportarlo negli altri ospedali dell’area».

Blocco operatorio. C’è poi la questione degli interventi chirurgici. «Il mio compito – spiega Cellai – è gestire tutto il percorso del paziente dalla lista di attesa, alla programmazione degli interventi, passando per la pre-ospedalizzazione e i ricoveri. Si tratta di calibrare il tutto. Nella definizione di questo modo di lavorare, Lucca è abbastanza avanti ma sarà il dottor Carnesecchi dell’ospedale di Pontedera a uniformare le procedure dei vari ospedali». Veniamo alle 13 sale operatorie del San Luca: secondo alcuni (ad esempio il sindaco Alessandro Tambellini) sono sotto utilizzate. «Le sale operatorie esistono solo nella misura in cui c’è il personale per farle funzionare – spiega Cellai – Al campo di Marte ne avevamo 8, qui al San Luca ce ne sono 13. Ma il personale è rimasto praticamente lo stesso. Ne abbiamo fatte troppe? No. Questo è un ospedale di secondo livello e in prospettiva andrà ad assorbire parte degli interventi che finora svolgevano i presidi periferici».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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