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Francigena, l’obiettivo ora è farsi conoscere

Francigena, l’obiettivo ora è farsi conoscere

Colto e benestante: questo l’identikit di chi percorre la via dei pellegrini, un turismo in forte crescita

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LUCCA. È sempre più facili incontrarli, solitamente lungo l’ideale versione moderna dell’antico Decumano Lucchese, da via Santa Croce a via San Paolino. Zaino in spalla dove, spesso, è attaccato il guscio di una capasanta, ossia la conchiglia di San Giacomo, simbolo e testimonianza di un altro percorso dalla natura analoga: sono i pellegrini della via Francigena. Lunedì scorso, pensando soprattutto a loro, è stata aperta la Casermetta di San Salvatore, dove a giorni troveranno posto anche le docce.

Un punto di riferimento in più per una forma di turismo dalle enormi potenzialità, e in continua crescita. Ogni anno sono centinaia di migliaia le persone che, a piedi, percorrono gli 800 chilometri del Cammino di Santiago di Compostela (simboleggiato, appunto, dalla conchiglia di San Giacomo). Un camminamento nato per un fine religioso, ma il cui fascino ha via via conquistato tanti viaggiatori. Ma l’Europa presenta un altro percorso altrettanto importante per i pellegrini, quello che partendo da Londra arriva fino a Roma, la via Francigena appunto. Quel percorso attraversa la nostra regione, anzi, è proprio in Toscana che, nel corso dei secoli, la Francigena ha cambiato più volte percorso e che ha lasciato la sua testimonianza in numerosi toponimi (per esempio esistono tuttora molte “via Francesca”). E Lucca, e gran parte del territorio provinciale, si trovano lungo quello che per secoli è stato il percorso principale dei pellegrini provenienti dal Nord Europa.

Un percorso, quello della Francigena, che non ha nulla da invidiare al più celebre Cammino di Santiago, se non, appunto, la notorietà. E va anche in questa direzione, anzi, soprattutto in questa direzione, il protocollo promosso dalla Misericordia sottoscritto lunedì da nove Comuni lucchesi, con Lucca capofila, per il progetto Francigena.

«Uno dei problemi – spiega l’assessore al turismo Giovanni Lemucchi – è che lungo il percorso le strutture e i servizi per i pellegrini ci sono, ma, paradossalmente, i diretti interessati spesso non ne sono a conoscenza». Questo perché, sostanzialmente, non esistono guide turistiche specifiche per questo tipo di turismo, una sorta di “Guida Michelin” della Francigena, magari con un logo specifico, come la conchiglia stilizzata di Santiago (pochi, per esempio, conoscono il logo – un pellegrino col bastone in mano – della Francigena): «Proprio questo sarà uno dei primi compiti – riprende Lemucchi – ossia fare un censimento anche informatico di tutto quello che c’è lungo il percorso. Trattorie, bed and breakfast, alberghi, magari con un logo identificativo. Anche perché bisogna tener conto di un aspetto, che non esiste un “viaggiatore tipo” a percorrere la Francigena. Secondo le ricerche la motivazione religiosa riguarda solo un 30/40% dei pellegrini. La maggior parte di loro (una situazione analoga la si registra anche per il Cammino di Santiago ndr) è costituita da viaggiatori del cosiddetto “turismo slow”, che è in continua crescita. Persone che vogliono vivere fino a fondo l’esperienza del viaggio. Fra l’altro dai dati emerge che si tratta soprattutto di persone dal livello culturale elevato e anche con redditi alti. E a loro bisogna essere in grado di offrire un’offerta differenziata, perché c’è chi sceglie la tenda così come chi sceglie l’albergo».

Una forma di viaggio in grado di favorire il “turismo di ritorno” (chi durante un viaggio scopre un luogo che gli piace magari tornerà appositamente per quello), ma, soprattutto, essa stessa un’esperienza di viaggio che conosce un crescente numero di appassionati: «Per questo il protocollo è così importante. La stessa Regione vi punta molto e lavoreremo in stretta collaborazione con le associazioni della Via Francigena toscana e nazionale». (l.s.)

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