Proteste
Campanili e torri come soldati a guardia della città
La più alta è la Torre delle Ore, sulla quale si può salire. Un tempo erano più numerose, molte sono state abbattute
LUCCA. La Torre delle Ore che svetta sui tetti, i campanili di San Cristoforo e San Frediano che le fanno concorrenza in altezza, la casa-torre Barletti Baroni, più bassa, che quasi le si aggrappa. E sullo sfondo le alture che si perdono nel cielo della sera. È come un quadro “Torri e campanili”, la decima maxifoto della raccolta “Lucca di notte”, in regalo mercoledì 13 luglio con Il Tirreno. L’autore Fabio Muzzi ha fissato un momento magico di una parte del centro storico di Lucca: poco dopo l’imbrunire, quando non c’è ancora il buio pieno della notte. Guardandola dall’alto e con l’incanto che il fotografo ha saputo cogliere, viene quasi naturale immaginarsi la città al tempo in cui le torri e i campanili erano molti di più di quelli che vediamo oggi.
La Lucca medievale era costellata, come gran parte dei borghi del tempo, addirittura da oltre un centinaio di torri. Simbolo di potere e strumento di controllo del territorio, le famiglie nobili facevano a gara per averle, possibilmente sempre più alte di quelle del vicino. Ad esse si aggiungevano i campanili delle chiese, anch’essi numerosi data la grande diffusione di conventi e istituti religiosi. Se di questi ultimi restano ancora molte testimonianze, delle torri - grattacieli ante litteram spesso voluti solo per arroganza e superbia - rimane poco all’interno del centro storico lucchese perché furono quasi tutte abbattute o mozzate e poi crollate definitivamente.
Quella delle Ore è una delle due che si è conservata, insieme con la Torre Guinigi, celebre per il piccolo parco di lecci sulla cima. Entrambe tra i monumenti più visitati della città, la prima è, però, più alta e arriva ad oltre cinquanta metri. Per arrivare fino alla sommità bisogna salire 207 gradini della scala in legno, incastonati nella pietra e rimasti come cinquecento anni fa, quando il consiglio generale della Repubblica acquistò la costruzione, eretta un secolo prima e da sempre contesa tra famiglie rivali, tanto da essere nota come Torre della Lite. Diventando proprietà pubblica, si trasformò in Torre Civica: e nel punto più alto della città il governo decise di collocare l’orologio già commissionato per il Palazzo Pubblico, con l’aggiunta del quadrante, in modo da rendere visibile, oltreché udibile tramite il rintocco delle campane, lo scorrere del tempo. Da quel momento, era il 1490, la Torre ha scandito le ore di Lucca. A battere i suoi rintocchi, alla meta del 1600, sarebbe intervenuto perfino il diavolo in persona.
Lo racconta una delle leggende nate intorno a Lucida Mansi, personaggio realmente esistito ma del quale esistono scarse documentazioni e per questo tra le figure femminili lucchesi ad aver scatenato maggiormente la fantasia popolare. Secondo tali credenze, la ragazza, bellissima e cresciuta nel benessere, amava circondarsi di amanti e di specchi, dove ammirava costantemente le sue grazie. Ma un giorno vide la prima ruga, così decise di correre ai ripari e, come Faust, stipulò un patto con il demonio affinché la sua bellezza giovanile venisse conservata intatta per altri trent’anni. Allo scadere del tempo, a mezzanotte di una sera d’estate, il diavolo si recò sulla Torre delle Ore a battere i rintocchi che segnavano la fine: per Lucida era arrivato il momento. La leggenda prosegue con diverse versioni: in una la donna sarebbe sprofondata nell’ abisso apertosi nel suo palazzo, mentre un’altra la racconta morta a causa del dolore, dopo essersi vista orribile e vecchia, e sepolta di notte nel carnaio, dove venivano tumulati condannati a morte, appestati ed eretici. Questo luogo era nei pressi del laghetto dell’Orto Botanico, sul cui fondo nelle notti di luna piena comparirebbe il volto della donna, preceduto da lamenti e grida di dolore.
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