I “ragazzi di Guamo” dopo 40 anni tornano in Friuli
Visita a Ospedaletto di Gemona dei volontari che nel 1976 partirono da Capannori per aiutare le vittime del terremoto
CAPANNORI. Era la sera del 6 maggio 1976 quando “l’orco cattivo” si risvegliò, seminando morte e distruzione. Sì, l’orco, o, in dialetto, orcolat, il mostro che le leggende friulane volevano imprigionato nelle montagne, pronto a destarsi e a provocare i terremoti che da tempo immemore caratterizzano quella terra. Alle prime notizie e ai primi Tg straordinari seguirono, nelle ore successive, anche le prime immagini in bianco e nero. Uno di quei momenti che, chi all’epoca era già abbastanza grande, non può cancellare dalla propria mente. Scene di città rase al suolo, e di soccorritori impegnati a estrarre persone da quelle macerie. Già, le persone. Quei corpi coperti dai teli bianchi sono probabilmente uno dei ricordi più vividi nella mente di molti. Alla fine saranno quasi mille le vite spezzate dall’orco.
Ma anche nei momenti più bui si può trovare una luce che brilla, e quell’occasione, 40 anni fa, quella luce fu rappresentata dalla mobilitazione e dalla solidarietà che tutta l’Italia mostrò in modi diversi. Per esempio prendere e partire, così, senza pensarci due volte, per il Friuli, per mettere le proprie braccia a disposizione.
Tra loro,anche molti lucchesi, come i “ragazzi di Guamo”, che sabato e domenica scorsi sono tornati a Ospedaletto di Gemona in occasione delle cerimonie per i 40 anni dal sisma.
È una storia di solidarietà che i "ragazzi di Guamo", accompagnati dal presidente del consiglio comunale Claudio Ghilardi in rappresentanza dell'amministrazione di Capannori, hanno rivissuto nel ritrovare alcune delle persone conosciute 40 anni fa. Fra queste don Claudio, allora parroco di Treppo Grande, che il parroco di Guamo di quegli anni, don Dino, contattò per inviare i giovani sul territorio friulano e che fu il loro riferimento.
Nel 1976 i "ragazzi di Guamo" tornarono una seconda volta, consegnando alla comunità di Ospedaletto di Gemona una casetta in legno costruita in un laboratorio della frazione capannorese. Fu un'opera preziosa per quel paese dove la terra sembrava non volesse mai smettere di tremare.
La cerimonia, cui ha partecipato anche l'amministrazione comunale di Gemona del Friuli, ha toccato i cuori di tutti. Oggi come allora.
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