Il Tirreno

Lucca

Arte, storia e leggende in San Michele, cuore della città

La chiesa di San Michele vista da Fabio Nuzzi
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La chiesa di San Michele vista da Fabio Nuzzi

La chiesa sorge dove si trovava l’antico foro romano. Oggi si presenta come la volle il futuro papa Alessandro II

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LUCCA. Due logge a sei archi e, sopra, la grande statua in marmo dell'arcangelo Michele. Che, con le sue ali a lamine metalliche, riluccica su tutti i tetti della città. Ma non è solo questo a far brillare la parte più alta della chiesa. Una leggenda popolare narra che in particolari condizioni di luce sia possibile scorgere uno scintillio verde proveniente dalla statua: sarebbe uno smeraldo, incastonato in tempi antichi, ma mai ritrovato.
Fantasia, arte, simboli e miti si intrecciano nella storia di San Michele in Foro, protagonista dell'ottava maxifoto in regalo lunedì 11 luglio per “Lucca di notte”, la raccolta di ventiquattro immagini che torna nelle edicole dopo la pausa del weekend.

L'edificio sacro sorge dov'era l'antico foro romano, nel centro di Lucca: imponente, candido ed elegante pur nella sua irregolarità, proteso verso il cielo come nessun altro. Già esistente alla fine del VII secolo, il suo assetto attuale risale alla seconda metà del 1000 e fu voluto da Anselmo da Baggio, il vescovo che poi divenne papa Alessandro II, artefice anche della riedificazione del duomo. Insieme a quest'ultimo e alla chiesa di S. Alessandro, la chiesa di San Michele è nobile testimonianza del primo romanico lucchese. Su questo impianto, nel XII secolo, si intrecciarono influenze pisane nella realizzazione dell'abside e del transetto, mentre più gotica, soprattutto nel verticalismo, è la facciata di fine trecento, caratterizzata nella parte superiore da quattro logge: due a sei archi e quelle inferiori a dodici. La sua altezza indica dove si sarebbe giunti con una ristrutturazione totale dell'interno, mai eseguita per mancanza di soldi.

La facciata, così, emerge isolata sopra il tetto ed è coronata dalla statua dell'arcangelo, alta quasi quattro metri. Sul transetto meridionale, invece, si innalza il campanile, costruito a partire dal XII secolo. Altrettante suggestioni si trovano dentro la chiesa. Intanto ci sono opere d'arte di notevole pregio, tra le quali il bassorilievo in terracotta raffigurante “Madonna con bambino” e attribuito a Luca Della Robbia, la tela ad olio “Martirio di S. Andrea” del pittore seicentesco Pietro Paolini, il dipinto datato fine '400 di Filippino Lippi con i santi Rocco, Sebastiano, Gerolamo ed Elena, e la scultura “Madonna con Bambino” di Matteo Civitali, sempre del XV secolo.
L'interno, poi, costodisce altre testimonianze sicuramente meno illustri, ma non meno preziose. Si tratta di graffiti incisi sulle colonne di marmo: disegni, figure e simboli lasciati dai maestri comacini – una vera e propria scuola di costruttori, stuccatori e decoratori provenienti dalla Lombardia e molto attivi sia a Lucca sia in tutto il centro Italia - che lavorarono all'edificazione della chiesa.

Le colonne come taccuini: non disponendo di penne né di fogli, i costruttori incidevano sulla pietra quel che gli passava per la mente, dimostrando abilità nel cesello anche in questi frangenti.
Chissà che non si servissero delle colonne per fare le prove di ciò che stavano creando: non a caso molte figure incise in miniatura nei graffiti si ritrovano sulla facciata della chiesa. Sulla pietra ci sono cervi, volpi, draghetti, leoni, serpenti, uccelli, cavalieri, stelle e ritratti. Ma gli artisti lombardi fissarono perfino scene di vita quotidiana: una primitiva natura morta, rappresentata da alcuni pesci senza spina centrale traendo spunto dal semplice pasto di uno di loro.
Ci sono infine disegni fortemente simbolici, come quelli relativi alla rosa e al giglio, quest'ultimo scelto dai maesti comacini come loro tratto distintivo e associato a purezza e perfezione. Analogo significato per l'elefante indiano, proposto con il guidatore in groppa munito del tipico bastone ricurvo.
 

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