Il Tirreno

Lucca

Giuseppe Vietina, servitore dello sport e del volontariato

di Nadia Davini
Giuseppe Vietina, servitore dello sport e del volontariato

Lucca, parla l’autore del libro che racconta le memorie di settantanni di vita della città

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LUCCA. In una mano, la tessera numero sedicimiladuecentosettantasette del Centro sportivo italiano, datata 1945, che mostra come un trofeo da proteggere. Nell'altra, invece, la stessa tessera più “nuova” di 71 anni, quella del 2016: come a dire che la sua passione sportiva se ne sta lì, tutta intera, oggi come ieri, nonostante gli 87 anni portati con estrema leggerezza. E poi i ricordi che inondano il salotto di immagini e parole, fatti e fatterelli di una Lucca che non c'è più e che piano piano sfuma nei ricordi, la trasformazione che ne è conseguita, gli episodi di una vita, raccontati sempre con la stessa forza di spirito. Prova a chiedere a Giuseppe Vietina come riesca a mettere ancora oggi l'entusiasmo di sempre in tutto quello che fa e ti risponderà che lui non si è mai presentato a nessuno, ma quando l'hanno cercato, voluto potremmo dire, ha accettato di mettersi al servizio del prossimo. Fosse esso una società, un'associazione o una persona. Più in generale, tiene a definirsi servitore dello sport, ambiente che lo vede impegnato dal 1952, e del volontariato, al Villaggio del Fanciullo sulle Mura e al rifugio Carlo Del Prete.

«Ho voluto raccontare la storia di Lucca - spiega Vietina - attraverso le mie vicende personali e delle persone che ho conosciuto nel corso della mia vita. Non è un diario, non ci sono giorni, mesi e anni, ma episodi, vicende, aneddoti, attraverso i quali è forse più immediato, più emozionante, addentrarsi nell'evoluzione della nostra città. Non è un libro di cronache, ma di memorie».

“Le memorie di Geppe”, infatti, è il titolo del volume, che oggi, alle 17,30, verrà presentato al Foro Boario insieme al direttore de Il Tirreno, Omar Monestier.

«L'idea del libro - continua - è nata parlando con i miei nipoti. Mi diverto sempre a porre loro domande sulla storia di Lucca, anche se di solito non sanno rispondere e io finisco per raccontare, spiegare e parlare. Sono stati proprio i miei nipoti a esortarmi a scrivere un libro, dove raccogliere tutti questi saperi e alla fine mi sono lasciato convincere!».

L'impegno politico e sociale, con l'Azione cattolica e la Democrazia Cristiana, l'amore per il volontariato, passione che ha condiviso con la moglie Giovanna, Gianna per tutti, il trasporto totale nei confronti dello sport, che continua a coltivare anche oggi, come presidente dei Veterani dello Sport di Lucca.

«In tasca ho la tessera 2016 del Centro sportivo italiano - aggiunge - sono un atleta: ho cominciato con il calcio, fin da quando ho cinque anni vado allo stadio a vedere la Lucchese, so tutto di quella squadra. All'inizio facevo i tornei studenteschi, poi a volte andavamo a giocare al Porta Elisa prima che la Lucchese cominciasse la partita: mi ricordo che a mezzogiorno lo stadio era già pieno di persone in piedi su due file. Lì mi notò il dirigente del settore giovanile, Canali, ma decisi di andare al Monte San Quirico: al primo campionato ufficiale del dopoguerra, il campionato dei liberi, non partecipai però, perché mi ruppi la tibia e lì finì la mia avventura calcistica. Oggi invece gioco a tennis da tavolo, anche se non a livelli agonistici. Ripeto sempre che sono uno sportivo da 70 anni, anche se non ho mai vinto niente: per me questo è lo sport».

Quello della pallavolo è un legame fortissimo che unisce Giuseppe alla città e a tanti giocatori cresciuti sotto la sua guida: era il 1982 quando dal Centro sportivo italiano gli chiesero di rimettere in piedi la pallavolo maschile, squadra che Vietina ha portato alla serie C interregionale.

«Non mi è mai piaciuto stare in evidenza - racconta - però quando mi hanno chiesto di fare la mia parte, non mi sono mai tirato indietro. Per questo dico di essere un servitore dello sport. Ce l'ho dentro lo sport, così come credo che il mio sangue sia stato contaminato fin dalla nascita dal virus del volontariato». Quel volontariato che proprio a Lucca, proprio nella sua città, ha fatto passi da gigante, trasformandosi in una realtà che ormai ha un livello nazionale.

Parla e si guarda intorno, Giuseppe: alle pareti le fotografie della sua numerosa famiglia, con cinque figli, la più grande dei quali è la vicesindaco Ilaria Vietina, e quattordici nipoti (tredici da nonno e uno da bisnonno).

Commenti, aneddoti e poi la commozione che di colpo lo assale, facendogli vacillare la voce quando il pensiero e il ricordo arriva nel suo grumo più intimo.

«Gianna, mia moglie, mi ha lasciato nel 2009 - conclude - A lei devo tutto. È stata la colonna portante della famiglia, ha cresciuto i nostri figli e ha sempre lavorato. Nella vita bisogna trovarsi e a noi è successo: forse è per questo che non riesco ancora a rassegnarmi all'idea di non averla più accanto a me».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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