Il Tirreno

Lucca

Crolla un leccio sulla circonvallazione

di Federica Scintu
Crolla un leccio sulla circonvallazione

L’albero, alto una decina di metri, ha invaso la carreggiata all’altezza del campo Balilla: per fortuna ha solo sfiorato un’auto

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LUCCA. Un leccio alto una decina di metri o poco meno che si spezza, all’improvviso. Il tronco è vuoto, indebolito: chi sa da quanto tempo la malattia che l’aveva colpito se lo stava letteralmente mangiando dall’interno, in silenzio, in maniera subdola, senza manifestarsi all’esterno. Così il tronco cede, all’improvviso, e sulla carreggiata della circonvallazione, all’altezza del campo Balilla, di fronte a Villa Gioiosa alle 11.15 di ieri precipita quell’enorme leccio che solo per fortuna, con la sua mole di diversi quintali, non ha ucciso nessuno.

Il rischio però c’è stato, un rischio vero visto il gran numero di pedoni, ciclisti, automobilisti e camionisti che tutti i giorni passano da lì. La sua chioma ha colpito solo di striscio una macchina che viaggiava in direzione Sant’Anna ma per fortuna l’automobilista non ha riportato conseguenze se non tanto spavento e qualche lieve danno al cofano. Inoltre il leccio è caduto in un punto in cui non è prevista la sosta delle auto quindi non ci sono stati nemmeno danneggiamenti ad altri mezzi. Insomma, è andata bene viste le premesse ma possiamo dire che sia stato solo un caso. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno rimosso la pianta dalla carreggiata adagiandola sul campo Balilla. Nel frattempo la coda di mezzi sulla circonvallazione è cresciuta e non sono mancati i disagi per gli automobilisti, incolonnati per quasi un’ora in attesa che i vigili del fuoco completassero l’intervento.

«La zona in cui l’albero è caduto è quella che abbiamo iniziato a monitorare ora - dichiara il presidente dell’Opera delle Mura, Alessandro Biancalana - l’area nord è già stata completata ed entro l’anno pensiamo di portare a termine il monitoraggio degli alberi che si trovano sulle Mura e lungo la circonvallazione».

Quindi le precarie condizioni di salute di questo leccio, che aveva circa 80 anni, erano note? «Sapevamo che andava tenuto sotto controllo - risponde Biancalana - era tra quelli che avevamo segnalato ma diciamo che non avevamo ravvisato il pericolo di un cedimento imminente altrimenti l’avremmo abbattuto noi. Ci sono dei parametri scientifici sui quali ci basiamo in questi casi e il leccio in questione rientrava tra gli alberi da tenere sotto controllo ma non da abbattere subito». Un evento imprevedibile dunque anche perché vista dall’esterno la pianta non mostrava segni che potessero far pensare a un crollo imminente. Ma a quanto pare di alberi malati in città ce sono tanti. «Il controllo degli alberi è mancato per troppo tempo - afferma ancora Biancalana - per decenni non è stato fatto nulla. Lucca ha un patrimonio arboreo enorme ma è stato un po’ abbandonato. Per eseguire il monitoraggio ci vuole tempo perché sono oltre 1.500 in tutto. Oltre all’albero che è crollato ieri ce ne sono anche altri che sono sotto controllo e non sono pochi».

Ma cosa può fare l’amministrazione per garantire la buona salute degli alberi e quindi anche la sicurezza dei cittadini che ci passano sotto? A questa domanda risponde l’agronomo Francesco Lunardini il quale è convinto che la chiave per risolvere il problema sia «la cura appropriata degli alberi senza dover arrivare all’abbattimento». I lecci infatti, sempre secondo Lunardini, sono gli alberi ideali per la nostra città e il suo clima. E quando le cure si rimandano e l’unica cosa da fare per la messa in sicurezza è l’abbattimento ci possono volere fino a duemila euro a pianta.

«Oggi le amministrazioni devono entrare nell’ottica di curare le piante e non solo di potarle - dichiara - Questo finora è stato fatto solo sugli alberi dell’Orto Botanico e su quelli della Torre Guinigi. A causare il crollo del leccio sulla circonvallazione probabilmente sono stati prima i coleotteri che l’hanno indebolita e poi sono subentrate altre malattie. Confermo che l’evento era imprevedibile, gli alberi davvero a rischio sono stati messi in sicurezza. Però per curare le piante servono le risorse e le amministrazioni devono essere messe nella condizione di poter fare gli interventi altrimenti si va poco lontano».

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