Il dolore
Un esposto sul bimbo nato morto
Sarà presentato dal padre in procura attraverso il legale: «Ditemi cos’è accaduto»
LUCCA. L’Asl sospende l’autopsia con finalità diagnostica sul corpicino del bimbo nato morto alle 15.44 del 30 giugno scorso nella sala parto del reparto ostetricia e ginecologia dell’ospedale San Luca. Il motivo? Una richiesta scritta da parte del padre del feto che pesava tre chili e 700 grammi quando è venuto alla luce senza più battito cardiaco. Chiede di sospendere ogni attività in corso comunicando che si rivolgerà alla procura della Repubblica attraverso un esposto-denuncia per fare chiarezza su quanto è avvenuto poco prima che la moglie partorisse e riservandosi di nominare un anatomopatologo di fiducia. A questo punto la palla passa al sostituto procuratore Lucia Rugani che, una volta ricevuto l’esposto, provvederà alla nomina di un medico legale inviando alle parti interessate (ginecologi, ecografisti, personale sanitario che ha avuto in carica in ospedale la puerpuera) l’informazione di garanzie affinché, se lo riterranno opportuno, possano incaricare un sanitario di fiducia che assista all’esame necroscopico. Al momento la famiglia - che risiede nella periferia cittadina - ha incaricato l’avvocato Veronica Nelli di rappresentarla nelle sedi legali preposte. La vicenda è alle battute iniziali e prima di ipotizzare un reato il magistrato dovrà acquisire tutta la documentazione medica (cartella clinica comprendente i tracciati cardiotocografici del feto e i vari esami a cui è stata sottoposta la gestante) e soprattutto avere chiari i risultati dell’esame autoptico. Il denunciante - un operaio di 37 anni - non riesce a spiegarsi il perchè di un epilogo così drammatico visto che la consorte, una donna extracomunitaria di 35 anni, durante tutto il periodo della gravidanza non aveva avuto problemi di sorta e dalle ecografie non sembravano sussistere problemi di sorta. Pure il battito cardiaco registrato nella stessa giornata del parto appariva nella norma. Per la coppia quella creatura rappresentava una proiezione verso il futuro. Era il primo figlio e quella tragedia li ha profondamente segnati. Vogliono sapere come e perché e morto e soprattutto se non fosse stato il caso di procedere con un taglio cesareo anziché con il parto naturale. Ineccepibile il comportamento del primario del reparto e dell’Asl che ha subito avvertito la procura nominado per approfondimenti il medico Stefano D’Errico dopo aver chiesto ai genitori, come da protocollo, il riscontro diagnostico sul corpicino del feto.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google