Il Tirreno

Lucca

La magia delle Mura, il romanzo infinito che avvolge la città

di Paola Taddeucci
La magia delle Mura, il romanzo infinito che avvolge la città

Gli alberi, i bastioni secolari, le leggende. Secondo la più antica qui i messi di Giove trovarono la donna più bella del mondo

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LUCCA. Una fila di alberi, la strada che sale, un arco che invita ad entrare. Tutt'intorno la solitudine e il silenzio della notte. Potrebbe essere l'incipit di un romanzo: fantasy, thriller, poliziesco, ma anche sentimentale, storico e perfino comico. Invece a scatenare tutta la gamma dell'immaginazione è una foto, quella che Il Tirreno regala martedì 5 luglio per la raccolta “Lucca di notte”.

L'obiettivo di Fabio Muzzi – autore dei ventiquattro scatti che compongono la pubblicazione – si è fermato su un tratto delle Mura, il monumento simbolo della città, cogliendone un istante della loro vita notturna. Così diversa da quella del giorno, quando le scese, le sortite e i baluardi sono territorio privilegiato per jogging, giochi, picnic, passeggiate e pedalate di lucchesi e turisti di ogni età.

All'imbrunire le Mura si colorano, infatti, di una luce speciale e vengono avvolte da un'atmosfera eterea, quasi come il tempo si fermasse appena fa capolino la luna. E le scese, i baluardi, le sortite diventano protagonisti di un'altra vita, mettendosi a totale disposizione della fantasia e del sogno. Dove può essere possibile vedere fate e folletti che si rincorrono da un albero all'altro come in un'avvincente storia fantasy, oppure due innamorati che si ritrovano dopo tanto tempo come nella più sentimentale delle narrazioni. E ancora l'assassino finalmente acciuffato come in un thriller mozzafiato o due rivali a duello come in un classico feuilletton. Del resto, la stessa storia delle Mura è un lunghissimo romanzo. Che inizia da una leggenda, incentrata sul periodo di fondazione della prima cinta, quella romana, e riportata dallo scrittore lucchese Bartolomeo Di Monaco. Ne è protagonista Giove, il re degli dei. Sarebbe stato per difendersi da un suo capriccio, secondo la leggenda, che i lucchesi eressero la fortificazione. Giove voleva la donna più bella della terra e incaricò i fidi Venere e Apollo di trovargliela.

Dopo varie ricerche infruttuose, i due – travestiti da viaggiatori – giunsero a Lucca dove ebbero notizia di una ragazza bellissima di nome Lavinia. La trovarono, le dissero che era la prescelta di Giove, ma la giovane, sposata con uno scrivano, non ne volle sapere e li cacciò via. Al loro ritorno nel regno degli dei, Giove s'infuriò e decise di agire direttamente per rapire Lavinia, recandosi a casa sua sotto le sembianze prima di un cigno e poi di una serpe. Ma anche lui ne uscì malconcio. Così si rivolse a Marte, la cui fama di invincibile, però, fece cilecca contro la folla radunata nel frattempo dagli sposi di Lucca. E nemmeno il secondo attacco andò a segno, perché intorno alla casa di Lavinia e di altri cittadini era stato eretto un altissimo muro, cui la folla stava di guardia notte e giorno armi in pugno. Lavinia, così, fu salva, gli dei costretti a battere in ritirata e Lucca ebbe le sue prime Mura. Il seguito non è leggenda, ma storia. Sull'edificazione romana furono realizzate, nel lungo periodo del Medioevo, due successive cerchie finché nel 1513, sulla base delle mutate esigenze difensive del tempo, venne deciso di ampliarle. È l'inizio della “fabricha”, l'immenso cantiere che restò aperto quasi 140 anni – fino al 1650 – per costruire le Mura rinascimentali, rimaste pressochè intatte da allora. Sono la più grande opera mai realizzata a Lucca: occorsero dieci milioni di giornate lavorative, un numero imprecisato di mattoni, una schiera di architetti e consulenti militari, oltre a 900mila scudi, una cifra enorme per l'epoca. Nata come fortificazione militare – e tra le più organizzate del tempo – non servì mai per la guerra. Gli ultimi cannoni rimasti, insieme a bombe e mortai custoditi nei baluardi e nei magazzini, furono requisiti nell'agosto 1799 dagli austriaci che occuparono Lucca dopo la ritirata dei francesi, i quali poi tornarono a reggere la città successivamente.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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