Il Tirreno

Lucca

C’è la ressa per accaparrarsi i capi di Tenucci

di Flavia Barsotti

Il primo giorno di vendita al dettaglio, all’Ivg di San Concordio, la gente aspetta ore in fila e per pagare

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. L'assalto all'Istituto vendite giudiziarie di viale San Concordio per accaparrarsi i capi di abbigliamento pignorati da Equitalia il 7 aprile nei negozi Tenucci, è iniziato alle 9 di ieri (4 luglio) ed è andato avanti per tutta la prima giornata. Con la formula della vendita al dettaglio e la possibilità di acquistare i pezzi singolarmente (dopo che le prime due aste con la merce divisa in otto lotti erano andate deserte), centinaia e centinaia di lucchesi e non solo si sono riversati nella sede gestita da Sofir in cerca di occasioni a prezzi stracciati.

Una vera boutique di alta moda approntata all'occorrenza nei locali dell'Ivg, dove un solo camerino non è bastato per tanta gente. Le file interminabili di fronte all'unico ambiente di prova hanno finito per scoraggiare i più, che, in barba al pudore, hanno preso a misurarsi gli articoli in pubblico al centro della sala.

E mentre, sfidando il caldo, le donne finivano addirittura per mettersi addosso strati di vestiti (per la maggior parte invernali) sopra quelli propri, qualche uomo approfittava di un secondo camerino "fai da te", ricavato accostando uno stand a uno scaffale, al di là del quale spogliarsi. «Siamo in cerca di affari - dicono Orazio Colibazzi e la moglie - In negozio i prezzi erano inaccessibili. Prendiamo questi pantaloni: da 240 euro ora costano 65». In alcuni casi, il ribasso è addirittura più consistente. Solo 200 euro per portarsi via completi da uomo, anziché 800 o 900 euro; 35 euro per cappelli da 180; scarpe da 400 o 500 euro a non più di 100; pantaloni che, stando al cartellino, valevano 170 euro, acquistabili a 65. E ancora: borse, foulard e cravatte a 25 euro, maglie a 50, abiti sui 70 euro e molto altro. «Siamo venuti sperando di trovare qualcosa - spiegano Diego Mariotti e Francesco Bonuccelli, 23 anni - ma siamo arrivati tardi. Alle 11 la scelta era già ridotta. Le taglie più piccole sono andate a ruba,almeno abbiamo comprato scarpe e camicia». Tanti gli scaffali svuotati dalle prime ore della mattina, specie nel reparto donna: molte signore sono rimaste a bocca asciutta. »Se cerchi bene, qualcosa puoi trovare, ma bisogna avere fortuna per le taglie. Più passa il tempo e peggio è. Nel pomeriggio porterò mio marito, nel maschile sono rimasti più articoli», spiega un’altra compratrice. In giro c'è chi si mostra un po' restio a parlare, come se, trovarsi lì, volesse dire fare torto a qualcuno. L'Ivg chiude alle 12,30, ma alle 15 la fila fuori è interminabile e a decine devono attendere fuori. Si entra a scaglioni, anche per non creare ingorghi alla cassa, mentre in tanti telefonano ad amici e parenti consigliando di venire. Avvocati, insegnanti, impiegati, pensionati, studenti, commessi: il fiume di persone è dei più vari e, non potendo disporre del Pos, in tantissimi lasciano i capi da parte per tornare più tardi con i contanti. «È la seconda coda che faccio - racconta Clara Gallia - Per mio genero e mio marito: tre camicie, un maglione, un gilet, una polo. Stamani ho comprato per me un soprabito e un piumino: ho atteso mezz'ora per pagare».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore