Il Tirreno

Lucca

Quei ponti magici e fascinosamente imperfetti

di FLAVIA PICCINNI
Quei ponti magici e fascinosamente imperfetti

Sono fra le architetture più caratteristiche del territorio, hanno una storia importante

3 MINUTI DI LETTURA





di FLAVIA PICCINNI

Grazie al Serchio, la Garfagnana è terra di meraviglie e di collegamenti. Fra i boschi e i paesi - alcuni ormai destinati a ospitare solo una manciata di anime a causa di uno spopolamento incredibile a cui non v’è fine – si rincorrono decine di ponti.

Ponti messi a costellare questa terra selvaggia, che proprio fra la modernità e la tradizione è riuscita a creare una personalissima strada. Ecco: un altro ponte. I collegamenti in pietra e in cemento, che rimandano la mente a tempi antichi in cui si procedeva a piedi e in carrozza, in questa terra dagli odori e dai profumi d’incanto, si incontrano e oltrepassano da Lucca a Barga, e poi a Castelnuovo, a Pievefosciana, a Verrucolette.

Ce ne sono alcuni che sono entrati nell’immaginario collettivo, o che stanno per farlo. In pole position c’è il ponte di Vagli, inaugurato il 19 giugno davanti a 3mila persone e intitolato ai marò Girone e Latorre - che scelta politica infelice, e incomprensibile: i ponti dovrebbero essere destinati a personaggi della storia, mentre il trend moderno vuole che chiunque abbia intitolato una strada, una piazza, un vicolo.

È un ponte sospeso, che oscilla sopra il lago al passaggio, e che si mostra come un unicum in provincia di Lucca e in Italia; difficile coglierne la coerenza territoriale, ma la bellezza è innegabile. Per un ponte appena costruito, ce n’è uno invece che è entrato nella storia.

Si tratta del Ponte del Diavolo. La prima volta che l’ho visto di sera era agosto; uno stuolo di turisti americani passeggiava avanti e indietro, facendo fotografie da ogni prospettiva. La loro confusione era intollerabile, ulteriormente amplificata dall’incantevole silenzio che si espandeva come un sogno intorno a questo frammento fuori dal tempo; ma, non di meno, lo scenario che si prestava allo sguardo era meraviglioso.

L’andare sbilenco del ponte, che nel suo cuore s’affaccia sul Serchio e fa dominare con lo sguardo la notte, per anni è stato un rifugio prezioso: era qui che andavo, la sera, prima di una scelta importante. A guardare le stelle, in quella distesa perfetta e uniforme che a volte il cielo – quando, come in questo caso, è privo di inquinamento luminoso – permette. A misurare le preoccupazioni, o i successi, con qualcosa più grande: perché, spesso, è solo il confronto che permette la giusta misura.

Con gli anni, questo ponte dall’architettura incredibile è diventato un simbolo, tanto che ormai è impossibile non parlare di Borgo a Mozzano senza sentire esclamazioni di stupore per quel Ponte della Maddalena che fu iniziato nel XI° secolo per volere della Contessa Matilde, e la cui leggenda è nota a tutti.

Non pensavo che un altro ponte, in quella piccola frazione che è Fornoli e che conta nemmeno 1500 abitanti, avrebbe poi conquistato il mio immaginario. La prima volta che lo vidi, pensai che fosse fuori dal tempo: mi sembrava, quel tratto sospeso e retto fra due catene, qualcosa di incredibilmente diverso da tutto ciò che intorno stava. E, proprio per questo, bellissimo.

«La perfezione ha un grave difetto: ha la tendenza a essere noiosa», diceva William Somerset Maugham.

Ed ecco che questo ponte non può essere noioso, perché la sua bellezza è proprio questa: sta nel dettaglio che non ti aspetti. Come in una donna sta nella ciocca di capelli più lunga, nel trucco imperfetto, nel vestito stropicciato. Non c’è niente di più orribile della perfezione annunciata, non esiste niente di meno sorprendente e di altrettanto banale.

Probabilmente è per questo che il Ponte delle Catene, forse l’opera più bella dell’architetto e ingegnere lucchese (anche se nacque a Capannori, per la precisione) Lorenzo Nottolini, si dimostra così magnifico, di notte, con quell’illuminazione che ne punteggia l’entrata e il percorso.

Quando venne danneggiato durante la seconda guerra mondiale dai tedeschi, alcuni proposero di costruirlo in modo diverso. Più funzionale. Per fortuna così non fu.

Ed ecco che nella nostra provincia è arrivata un poco di Londra (proprio ai ponti sul Tamigi, infatti, Nottolini si ispirò).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze