Finanza
Campanile a rischio Curia e Comune in lite per i lavori
BORGO A MOZZANO. «Pericolo di caduta del cornicione». È questa la scritta che si legge sul cartello di divieto di sosta esposto dal 17 giugno davanti alla chiesa di San Jacopo, in via Umberto I. Il...
BORGO A MOZZANO. «Pericolo di caduta del cornicione». È questa la scritta che si legge sul cartello di divieto di sosta esposto dal 17 giugno davanti alla chiesa di San Jacopo, in via Umberto I. Il campanile è pericolante e continuano a cadere pezzi di pietra: ce n'è uno sull'asfalto, all'interno dell'area transennata. Il punto è che, dopo due settimane, i lavori di messa in sicurezza non sono ancora cominciati. Il motivo, secondo quanto riferito dal parroco, è che tra curia e Comune non si è ancora riusciti a trovare un punto di incontro. Don Francesco Maccari non ci sta ad avere su di sé tutta la responsabilità, mentre in Comune dicono che è la Curia a doversene occupare. Intanto attraversare la piazza rimane un pericolo per i pedoni.
«Se è una torre civica, il comune deve venirci incontro – dichiara il parroco – non è nuova questa situazione. Due anni fa un fulmine aveva spaccato gran parte del tetto e abbiamo rifatto il solaio. All'esterno è già successo che siano caduti dei sassi. Mi sono sempre preso l'incarico della messa in sicurezza. Ho chiesto un incontro al sindaco ma per ora il Comune non si è fatto avanti: deve dire se riconosce quella torre come civica». In due giorni non è stato possibile comunicare con il sindaco Patrizio Andreuccetti e, al posto suo, ha risposto il consigliere al bilancio Alessandro Profetti: «C'è un’ordinanza del 24 giugno con la quale abbiamo dato al parroco dieci giorni di tempo per il via ai lavori, ma ad oggi non c'è stato alcun riscontro. D'altra parte la situazione è recidiva, perché nell'ultimo anno questo problema si è già presentato. Capisco che don Maccari è preoccupato perché ha una responsabilità diretta, ma non è mai arrivata una richiesta da parte sua. Noi non abbiamo alcun problema a sederci attorno a un tavolo per discuterne. Non ci siamo fatti avanti perché da parte nostra sarebbe un’interferenza o appropriazione indebita di qualcosa che non ci appartiene».
Silvia Toniolo
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