Sicurezza
Ristoratore chiude l'attività: «Troppi controlli»
Il 4 luglio si abbasserà la saracinesca del forno in via Mordini. Melis: se nessuno mi ascolta presto cesserò il secondo locale
LUCCA. Lunedì 4 luglio chiuderà il primo dei suoi quattro esercizi. Perché si sente tartassato da controlli a catena di enti diversi che, ognuno in autonomia, verificano posizioni dei dipendenti, idoneità dei locali, rispetto delle norme igienico sanitarie, regolarità dei pagamenti delle tasse.
L'imprenditore è Beppe Melis. Quarantatrè anni, origini sarde ma cresciuto a Torino. A Lucca si stabilì nel 2010 e aprì Il Pappamondo, fast food di focacce e pizze in via dell'Anfiteatro. Il Pappamondo non c'è più ma nel frattempo Melis ha aperto il ristorante La Brusketta in piazza Anfiteatro, il bar Green in via Calderia, il Green laboratorio artigianale in via Anfiteatro ed è titolare, in gestione di azienda, del panificio Green in via Mordini: diciassette dipendenti per due società.
Non è nuovo alle proteste Melis. Nel 2011 avviò (e vinse) una crociata contro l'articolo 17 del regolamento comunale del commercio, che prevedeva l'eliminazione di tavoli e sedute dai negozi di vicinato che vendono cibi e bevande. Su questa previsione che riteneva un torto a chi come lui lavorava in un negozio di vicinato, Melis chiese l’intervento del ministero delle Attività produttive, che gli diede ragione. L’articolo 17 non risultava «in linea con i principi introdotti nel nostro ordinamento dalla direttiva comunitaria 123 del 2006», scrisse il ministero.
L'ultima protesta, uno sfogo su Fbe poi il "silenzio stampa", risale a un mese fa, quando Melis ha raccontato di aver ricevuto in quattro anni sei controlli Asl con 11.000 euro di prescrizioni, due accertamenti dell'Agenzia delle entrate, un controllo Asl su esposto anonimo, quattro esposti per una canna fumaria autorizzata, due controlli della capitaneria di porto, due della finanza, una della tributaria, tre di Sistema Ambiente. Adesso rompe il silenzio stampa.
Quale attività viene chiusa?
«La prima che chiudo, in via temporanea, è il panificio Green di via Mordini. Nessuno dei dipendenti sarà licenziato».
Perché proprio questa?
«Perché è più facile. La commessa sarà trasferita nel laboratorio, mentre il panettiere continuerà a produrre di notte il pane per gli altri esercizi».
Perché proprio chiudere?
«Un'azienda si chiude per capire se si può andare avanti, per rendersi conto se il tuo lavoro è rispettato od ostacolato».
Da quanti anni fa il ristoratore?
«Da ventisette, e in cinque paesi prima di arrivare a Lucca: Germania, Spagna, Svizzera, Belgio, Olanda. Paesi in cui ti rendi conto che in Italia qualcosa non va, un meccanismo che inadatto a regolamentare l'attività di un settore come la ristorazione che hanno inventato proprio gli italiani».
Cosa non va, a suo avviso?
«Non funziona il sistema, i controlli sono eccessivi e male organizzati. La nostra è una professione complicata a livello operativo e poco tutelata. Con la liberalizzazione sono nate infinite microattività: una situazione fuori controllo».
Perché si sente esasperato, come ha dichiarato su Fb?
«Sono esasperato non per motivi personali ma per una serie di coincidenze. Vorrei che ci fosse una responsabilità civile per gli organi preposti ai controlli. Ho speso oltre 5.000 euro di avvocati per la causa contro l'Agenzia delle entrate: il giudice ha annullato le cartelle scattate dagli accertamenti sul mio patrimonio. Perché non è previsto il rimborso in questi casi? Nel 2012 ho subito controlli di Nas e Asl su una canna fumaria autorizzata a seguito di esposti anonimi. Non hanno riscontrato niente. Controlli eccessivi».
Dunque?
«Propongo che i controlli sulle imprese siano periodici e assemblati. Propongo l'istituzione di un albo dei ristoratori: a ciascun iscritto un patentino a punti che preveda controlli unificati di tutti gli enti preposti. Se non sei in regola perdi punti, se li esaurisci non lavori più. Un metodo per bloccare la liberalizzazione feroce e razionalizzare i controlli».
Cosa si aspetta adesso?
«Di essere contattato da chi può cambiare le cose».
Altrimenti?
«Alternative non ce ne sono, chiudo tutto e pace. Ad andare avanti così mi passa la voglia, meglio togliere il disturbo. Intanto vorrei costruire un gruppo di imprenditori con le mie idee, per fare proposte migliorative del sistema che c'è. Senza fare concorrenza alle associazioni di categoria».
E se segnali "da chi può cambiare le cose" non arrivassero?
«A settembre chiudo la seconda attività».
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