Il Tirreno

Lucca

L’ex mulino ridotto a un rifugio

di Marco Tirinnanzi
L’ex mulino ridotto a un rifugio

Giacigli improvvisati, coperte sporche, siringhe: regna il degrado nella grande struttura di Altopascio

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ALTOPASCIO. Un rifugio per tossicodipendenti e senza fissa dimora, e dalle finestre che danno sulla strada si notano giacigli provvisori per la notte, un paio di lattine vuote, coperte luride e alcune siringhe: questa è la destinazione attuale dell'ex mulino Gori.

L’imponente fabbricato sorge su una vasta area privata, che da via delle Cerbaie corre giù fino al viale Europa. Alto ben otto piani, è adorno solo di erbacce incolte, con le finestre sfondate dai sassi e dalle intemperie, parcheggio ormai desolato per alcuni carrelli della spesa abbandonati. Un cancello con un poderoso lucchetto è lì a sbarrare la strada, ma non impedisce di sentire arrivare dall'interno rumori cupi, inquietanti. Da lontano lo sguardo viene attratto da una serie di pannelli divelti e da una bassa cinta muraria in rovina. Matasse deformate di alluminio più in là contribuiscono a dare allo stabile un’immagine spettrale, e al contempo affascinante.

Nel secondo dopoguerra era uno dei poli industriali più fiorenti di Altopascio, con intere famiglie che lavoravano alle macine. Ma è ormai un quarto di secolo, però, che non si vede più nessuno.

Nel dicembre 2011 l’allora sindaco Maurizio Marchetti, cercò di fare un’opera di mediazione con i titolari del mulino e il management di Conad, il supermercato che si trova a fianco (e intenzionato ad ampliare il proprio centro commerciale), senza però ottenere risultati soddisfacenti.

Due anni più tardi fu ventilata la possibilità di realizzare un altro centro commerciale, stavolta senza accorpamenti, ma anche qui la proposta decadde, poiché si temevano ripercussioni sul polo naturale e sulle piccole attività commerciali della città, costrette già a scontrarsi con colossi che avevano qui i loro centri.

E poi l’ipotesi Ikea. Del tentativo – presto naufragato – di far arrivare qui il titano dell'arredamento low cost, per prendersi l'onere e l'onore di portare a nuova vita l'ex mulino Gori resta solo uno sbiadito ricordo. Dalla sala dei Granai, nel lontano 2010, si lanciò, infatti, la candidatura di Altopascio per ospitare il progetto battente bandiera svedese, con un indotto i che avrebbe avuto una ricaduta importante in termini occupazionali per la città: circa 800 nuovi posti di lavoro.

Anche di questo non se ne fece niente, qualcuno dava la colpa alla troppa vicinanza con Firenze, sede dello stabilimento principe per tutta la Toscana, e alla fine a spuntarla fu Pisa.

Fatto sta che ad oggi (e chissà per quanto ancora), il vecchio mulino continua a troneggiare fiero sulle arterie principali della città. A farne le spese una parte di cittadinanza che lo vede come un diavolo da esorcizzare: «Chiediamo che si trovi al più presto una soluzione – racconta la signora Rosaria, che abita nei palazzi prospicienti il mulino – qui la sera è pericoloso anche solo andare a fare la spesa. E poi quando scende il tramonto sentiamo schiamazzi, grida, e ogni genere di lamento, c'è da aver paura».

«Il cancello è sempre sprangato – le fa eco un altro inquilino – ma vediamo spesso persone scavalcare e rifugiarsi lì per passare la notte o Dio solo sa a fare cosa».

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