La manifestazione
A fuoco gli arredi del bistrot
Raid notturno contro i titolari della società che gestisce Il Piccolo Mondo
LUCCA. Un’azione premeditata e portata a termine a più riprese nonostante l’intervento dei carabinieri in modo da sfidare le stesse forze dell’ordine pensando di restare impuniti e di creare al contempo paura e allarme in centro storico. Accade nella notte tra giovedì 30 giugno e venerdì 1 luglio in Corte Campana e nel mirino finisce il bistrot del ristorante-tavola calda «Il Piccolo Mondo» in piazza dei Cocomeri gestito dalla società «Alyan» di Beata Kowalska e Mario Bini. Ignoti si divertono a spaccare due vasi da fiori, a portar via due ombrelloni messi a copertura dei tavolini esterni e ad appiccare il fuoco ad altri due parasole con le fiamme che poi avvolgono anche gli arredi provocando danni per alcune migliaia di euro. Il tutto senza che le telecamere esterne al locale possano riprendere la scena perché qualcuno, presumibilmente 24 ore prima, ha «girato» verso l’alto il sistema di videosorveglianza proprio per impedire di essere ripreso. Un altro atto di vandalismo sic et simpliciter opera di una banda di bulli che compie atti di teppismo in centro? Non sembra. Almeno a giudicare dal modus operandi dei malfattori e soprattutto in virtù dei precedenti che dall’inverno scorso hanno creato un clima di tensione nel luogo in centro dove sorge la Camera di Commercio e dove si tre locali. Mario Bini ha una sua idea precisa, ma non vuol sbilanciarsi: «Sono due anni che subisco angherie: scritte sui muri, insulti e danneggiamenti. Ho presentato denuncia all’autorità giudiziaria e adesso attendo lo sviluppo degli eventi. Ma in Corte Campana non sono il solo ad essere finito nel mirino. Alcuni mesi fa in questo slargo hanno tagliato i pneumatici alla titolare di una vettura parcheggiata».
Testimone oculare. Come nel celebre film cult di Hitchock «La finestra sul cortile» c’è un testimone, purtroppo sprovvisto di macchina fotografica che invece aveva James Stewart il protagonista della pellicola, che potrebbe rivelarsi fondamentale ai fini dell’individuazione dei responsabili. Si tratta di un residente della corte che, a partire da mezzanotte e mezzo, ha sentito dei rumori, ha aperto la tapparella e ha avvertito la centrale operativa dei carabinieri di Cortile degli Svizzeri. Sarà sentito nelle prossime ore come persona informata sui fatti per capire se nell’oscurità ha notato una o più persone sospette allontanarsi.
La sequenza. Un atto di vandalismo in quattro tempi. «Già. - racconta Mario Bini che da due anni gestisce il locale - Dapprima una botta fortissima con il vicino che apre la tapparella e nota una conca da fiori rotta. Passano 5-6 minuti ed ecco un nuovo colpo. Stavolta va in frantumi un altro vaso da fiori». Non è trascorsa l’una che uno scoppio fa sussultare di nuovo l’abitante della corte che stavolta vede le fiamme avvolgere un ombrellone in tessuto e la struttura che copre il bistrot. Si affaccia di nuovo, ma in corte non vede nessuno: «È allora - prosegue il ristoratore - che il testimone avverte i militari e sul posto arrivano anche i vigili del fuoco. Il guaio è che non finisce lì. Hanno atteso che i carabinieri facessero i loro rilievi e quando se ne sono andati ecco che tornano e appiccano il fuoco anche ad un altro parasole. È a quel punto che siamo stati avvertiti. Un autentico gesto di sfida anche alle forze dell’ordine segno che siamo di fronte a persone che hanno agito con premeditazione senza paura delle possibili conseguenze».
I precedenti. Non è la prima volta che prendono di mira il bistrot di Corte Campana. «Un anno fa era stato dipinto di rosso l'ingresso di un ufficio nel passo che abbiamo in comune nella corte. Abbiamo anche ricevuto delle minacce che abbiamo puntualmente denunciato. Secondo noi si tratta solo di persone disturbate con problemi di natura mentale». Sul posto, oltre al radiomobile dei carabinieri, è andata anche una volante della polizia. C’è una pista ben precisa che gli inquirenti stanno seguendo, m a servono ulteriori riscontri prima di arrivare a qualche conclusione. «C’è tanta amarezza per quanto ci sta accadendo. - chiude Marco Bini - Non mi ci trovo in questo clima di gelosia e invidia. Quando ho visto questo scempio è come mi avessero dato un pugno nello stomaco».
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