Il Tirreno

Lucca

Tra fiaba e mistero, ecco la "Quercia delle streghe"

di Paola Taddeucci
Il quercione di Gragnano nello scatto di Fabio Muzzi
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Il quercione di Gragnano nello scatto di Fabio Muzzi

Seconda stampa della nuova collezione esclusiva del Tirreno. L’antico albero di Gragnano, ispirò anche l’autore di Pinocchio

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LUCCA. C'è un albero in mezzo al bosco, sulle colline che guardano Lucca da una parte e Pescia dall'altra, sotto al quale è possibile tornare bambini e credere nelle fiabe, perfino nelle streghe. Alto ventiquattro metri, per abbracciare il suo tronco bisogna essere almeno in sei, per immaginarlo piccolo bisogna fare un salto almeno di trecento anni indietro.

È la grande quercia di Gragnano, protagonista della seconda stampa di “Lucca di notte”, la raccolta di ventiquattro fotografie che Il Tirreno regala ai lettori. Venerdì 1 luglio con la copia del giornale verrà data in omaggio l'immagine del maestoso albero fotografato nel pieno della magia della luce notturna.

LE EMOZIONI DEL FOTOGRAFO

Una veduta rara e insolita, come lo sono quelle contenute nelle altre fotografie della raccolta, tutte a firma di Fabio Muzzi, fotografo apprezzato in tutto il mondo che per realizzarle ha studiato con cura ogni set. E il set notturno al quercione – che si trova nel bosco tra Gragnano e San Martino in Colle, in territorio capannorese - è stato davvero particolare. «Là è tutto buio – racconta l'autore – e senza alcuna illuminazione la bellissima pianta sarebbe risultata mortificata nella foto. Così ho portato tre punti luce che ho sistemato sotto, per illuminarla dal basso: i suoi grandi rami sembrano pennellati ai margini, con questi passaggi di luce molto calda». Muzzi era da solo: lui e la grande quercia, in mezzo al bosco e nel totale silenzio della notte. «Non ho avuto paura – confessa – ma devo dire che ho capito perfettamente perché viene chiamata quercia delle streghe».

LA LEGGENDA POPOLARE

Le streghe, appunto: uno dei due mondi fantastici in cui l'albero continua a riportarci. È la leggenda popolare ad averlo collocato in questa sfera magica per via della sua straordinaria forma: relativamente poco sviluppata in alto e gigantesca in larghezza, con i rami che si allargano fin quasi per quaranta metri.

Secondo la leggenda su questi bracci nodosi e tormentati si davano appuntamento le streghe, per discutere di magie e sortilegi e dar vita ai loro consueti Sabbah: è così che i rami si sarebbero allargati a dismisura. Talmente ampi da aver fatto raggiungere alla quercia capannorese il primato della chioma più grande d'Italia. Che, peraltro, non è l'unico riconoscimento: la pianta, infatti, è stata recentemente acclamata dal web come la più bella della Toscana.

LA QUERCIA... DI PINOCCHIO

Dalla leggenda alla fiaba il passo è breve. E porta al burattino più celebre del mondo – Pinocchio – e soprattutto al suo autore, Carlo Collodi, di casa dalle parti della quercia. Collodi, infatti, è il cognome d'arte scelto da Carlo Lorenzini in onore del paese natale della madre, nella Valdinievole che allora era in territorio lucchese, dove trascorreva le vacanze. La quercia – a metà strada tra Lucca e Collodi – sarebbe quella dove il burattino più celebre del mondo seppellì i denari, lungo la strada verso il Paese dei Balocchi. E ad ispirare l'autore per il Paese dei balocchi potrebbe essere stata la grande festa del Settembre Lucchese.

Al di là della fantasia, comunque, la storia ha dimostrato la straordinaria energia della pianta, capace di resistere a razzie umane, malattie e calamità naturali, come il fulmine che negli anni Sessanta del secolo scorso provocò seri danni.

Durante la seconda guerra mondiale la quercia scampò anche alle mani dei nazisti, che la volevano tagliare per farne ciocchi da ardere. Chissà che in quel momento le streghe, sotto sotto, non c'abbiano rimesso lo zampino.

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