Il Tirreno

Lucca

Quel buio che fa tornare nel passato

di FLAVIA PICCINNI

Quando le luci della città si spengono ritorna il fascino dei secoli scorsi

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di FLAVIA PICCINNI

C’è una Lucca di giorno, che risplende di rumori delicati, di routine e di frammenti che con l’alba cominciano ad appartenere a tutti noi. E c’è una Lucca fatta di ombre, di riflessi, di Luna che si intravede fra i tetti, di incontri e di bellezze che si rivelano nell’atmosfera notturna, quando la luce diventa ammaliatrice, ed è incantatrice capace di trasmettere innamoramento e passione. La notte Lucca - e specie in quei tratti che siamo abituati a conoscere, nei luoghi dell’infanzia fatti di cadute dalla bicicletta, e poi di piazze e di vicoli scoperti con l’adolescenza, e di Via Fillungo i cui sampietrini si imparano a memoria nel corso degli anni - smette di essere dei suoi abitanti, per tornare nella sua dimensione eterna. Per tornare identica alla se stessa di cento, duecento, cinquecento anni fa. E smettono di esserci i telefonini, internet, la televisione; smette di esistere anche la radio e, in fortunate notti, anche l’energia svanisce. Resta solo l’idea di vita, e d’opera artistica e architettonica destinata a resistere, che sopravvive adesso nella Cattedrale, con un baluginio che si sperde all’orizzonte; e poi nelle torri e dei campanili che stanno a definire il profilo della città, e che brillano di quella luce innaturale, apparentemente fasulla, dei sogni. E ancora Porta San Pietro, il più antico ed imponente ingresso per la città, e poi il Convento di San Francesco che è uscito fuori dalla memoria come una delle più preziose scoperte degli ultimi anni, e dunque Piazza Napoleone, e quello splendore che è l’aprirsi allo sguardo di Piazza San Frediano che è nel silenzio, in quelle sere di primavera e d’inverno, ma anche d’estate prima dell’alba, l’anima vera e profonda della città: elegante, distintiva, eterea. Un’anima che nel giorno si fa di commerci, e adesso di turisti: sgraziati, necessari, curiosi, instancabili, meticolosi turisti che annegano nelle bellezze a cielo aperto della nostra Lucca, e che forse non sanno come il cuore della città vada in scena di notte; quando le luci delle case si spengono una ad una, e mentre arrivano i sogni, ritorna l’antico splendore.

Guido Ceronetti, poeta e filosofo, ha scritto che “Lucca è nera e argentea”. E Lucca si mostra nella sua struggente signorilità, priva di quell’involgarimento del giorno cui tutti assistiamo nella decadenza dei palazzi, nelle strade sporche, nelle vetrine e nei negozi sciatti che l’affollano, proprio nel prato del Museo Nazionale di Villa Giunigi o nel luccichio di Porta San Gervasio. E poi - anche se manca il mio luogo preferito, il tratto di via Santa Croce che porta da Piazza Bernardini verso San Michele - nella lunga sequenza di scatti proposti dal Tirreno, c’è uno scorcio di Via Fillungo che riprende esattamente il punto dove sono cresciuta: quell’angolo che parte da Palazzo Brancoli Busdraghi con un portone adesso decadente, e s’affaccia sul Liceo Passaglia, che è il cuore di rivolte studentesche agguerritissime, che non portano. mai a niente; quasi a diventare simbolo della vita stessa. E c’è proprio in Via Fillungo, in questa strada che per settecento metri taglia la città, l’essenza della nostra Lucca che emerge immortalata nella sua più struggente bellezza. Ed ecco che le ventiquattro fotografie diventano una guida alle meraviglie della sera, e sono anche ideali suggerimenti per l’estate. L’invito a passeggiare una sera intorno alla quercia secolare “delle streghe”, a Gragnano. E poi una sera a Fornoli per Il ponte delle Catene, un’altra a Nozzano, un’altra a Barga… Ma soprattutto a Lucca, in ogni angolo che è una sorpresa quando la sera arriva e il buio si stende a coprire le case, le piazze, i tetti che si aprono su giardini d’incanto come quello di Palazzo Pfanner o che vengono sovrastati da torri che a ogni sguardo, proprio come Lucca, ci appaiono nuove e bellissime.

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