Il Tirreno

Lucca

Occupano una casa del Comune «Non sappiamo dove andare»

di Andrea Giorgi
Occupano una casa del Comune «Non sappiamo dove andare»

Una coppia con due bambini piccoli è entrata abusivamente in un’abitazione nel quartiere di S.Vito ma è arrivata la notifica di sfratto: «Non possiamo dividerci, i miei figli hanno bisogno di un padre»

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LUCCA. Due bambini piccolissimi, tutti i beni materiali dentro una valigia e nessun posto dove andare a passare la notte.

È una storia di ordinaria disperazione quella che si sta consumando nel quartiere di San Vito in questi giorni: protagonista una famiglia di marocchini che lotta per trovare un tetto sotto cui far dormire i propri figli. Fuggiti dall’abitazione in cui erano in affitto fino a qualche giorno fa a causa delle ripetute violenze subite dalla moglie da parte del padrone di casa, la coppia non ha trovato alternativa migliore che occupare abusivamente uno degli appartamenti sfitti di proprietà del Comune, ricevendo però, appena il giorno dopo, una denuncia per danneggiamento e la notifica di sfratto dalla polizia municipale.

Una storia che, purtroppo, quasi non fa più notizia, tanto è simile a molte altre anche all'interno dello stesso quartiere, sede di molti nuclei di edilizia popolare che spesso sono l'ultima spiaggia di chi ha esaurito ogni altra possibilità. E alcune volte il futuro, come in questo caso, pare ancora più fosco del pur burrascoso passato.

Sono più di dieci anni ormai che il padre si trova in Italia. È arrivato su un barcone rischiando la vita, fuggendo da un Paese in cui la situazione politica ed economica non permetteva un futuro per lui e per la giovane moglie, ma i primi anni in Italia sono stati molto difficili.

«Ero giovane, stupido e disperato - ricorda -. Ho fatto molti errori e li ho pagati duramente in prigione, ma ho estinto il mio debito e quegli anni terribili mi sono serviti per crescere e per capire quale fosse la giusta via da seguire». Da allora la sua vita è cambiata e, pur tra mille difficoltà, è riuscito a tenersi fuori dai guai, unendosi con la propria compagna e lavorando sodo per dare un futuro ai due bambini.

Purtroppo non solo l'estrema indigenza e la difficoltà di trovare un lavoro hanno reso ardua l'impresa di trascorrere una esistenza dignitosa con la propria famiglia, e la sua voce si riempie di rabbia quando racconta cosa hanno dovuto subire dal loro precedente proprietario di casa: «Quando io ero fuori per lavoro - ricorda - lui veniva a picchiare mia moglie. Neanche le denunce e il processo attualmente in corso lo hanno fermato, carabinieri e polizia lo hanno arrestato e rilasciato dopo pochi giorni, e lui ha continuato a fare ciò che più gli piaceva. Alla fine, nei giorni scorsi, siamo dovuti andarcene da quella casa - conclude - altrimenti avrei potuto fare una pazzia».

Ma restare per strada in questi giorni assolati, con i bambini piccoli che piangono e chiedono di poter dormire perlomeno al coperto, non è una cosa che un padre e una madre possano sopportare, e i tempi e le esigenze della burocrazia spesso non coincidono con le necessità di una famiglia.

Da quattro mesi ormai il giovane padre rimbalza da un ufficio all'altro chiedendo aiuto, ma l'unica soluzione che gli è stata offerta gli imponeva di separare il nucleo familiare, andando a dormire nei rifugi della Croce Verde mentre la madre coi bambini sarebbero stati ospitata in una casa-famiglia. E adesso, quando la situazione è precipitata, l'addetta al sociale che curava la pratica risulta in ferie.

«I miei figli hanno bisogno di un padre - conclude il giovane - ed io ho bisogno di loro. Anche se la nostra situazione finanziaria è molto precaria saremmo più che disponibili a pagare un affitto se ci venisse trovata una qualsiasi sistemazione, ma non posso accettare che la mia famiglia venga divisa. Se nei prossimi giorni lo sfratto venisse reso esecutivo andremo quindi a occupare un altro alloggio perché non c'è altro, purtroppo, che io possa fare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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