Sicurezza
Le oasi naturali del territorio curate da 15 richiedenti asilo
Il progetto al via da questo sabato prevede interventi volontari e periodici (una volta al mese) con la manutenzione dell’Oasi del Bottaccio, del Bosco Tanali e del Lago della Gherardesca
CAPANNORI. Tre risorse naturalistiche da curare e preservare, l'Oasi del Bottaccio, il Bosco Tanali e il Lago della Gherardesca, da sabato potranno contare sull'intervento attivo di un gruppo di 15 richiedenti asilo ospiti nelle strutture del comune di Capannori e che, insieme alle associazioni ambientaliste locali, si occuperanno di mantenere e valorizzare questo importante patrimonio ecologico.
Il progetto è coordinato dal Comune di Capannori insieme al Consorzio di Bonifica 1 Toscana Nord, al Comune di Bientina, al Wwf Alta Toscana e ai circoli di Legambiente di Capannori e Piana lucchese e Valdera. I migranti, provenienti da Costa d'Avorio, Gambia, Nigeria, Senegal, Afghanistan e Pakistan, si occuperanno di intervenire periodicamente sulle aree umide interessate dal progetto, con la pulizia dei sentieri e delle palizzate, il taglio del legname, la raccolta di ramaglie e rifiuti. Il tutto con l'obiettivo di rendere le zone più fruibili dai cittadini e, quindi, innescando un meccanismo virtuoso di naturale reciproca conoscenza.
Il via ufficiale verrà dato sabato 2 luglio alla presenza dell'assessore regionale Vittorio Bugli, come annunciato in conferenza stampa dal presidente del Consorzio Ismaele Ridolfi, dall'assessora al sociale di Capannori Ilaria Carmassi, dai rappresentanti di Legambiente Capannori e Piana Lucchese Giordano Del Chiaro e Maria Cristina Nanni.
«Rispetto ad altre attività già in corso sul territorio – ha detto Ridolfi – questa introduce un elemento di novità da non sottovalutare: per la prima volta, infatti, si insegna ai richiedenti asilo come curare e agire nelle aree umide, che hanno delle caratteristiche particolari e richiedono un impegno costante. Si tratta di attività volontarie, pensate per valorizzare al massimo le risorse umane dei migranti, in opere e interventi che possano avere una pubblica utilità».
La pensa così anche Ilaria Carmassi, che ha aggiunto quanto sia stata fondamentale la collaborazione tra più enti per arrivare alla definizione del progetto: «Si tratta di un'ottima iniziativa sotto vari aspetti. Prima di tutto, i ragazzi ospiti delle strutture del nostro territorio si rendono utili, restituendo a titolo gratuito un servizio alla comunità. È inoltre un modo per valorizzare l'accoglienza e l'integrazione, valori su cui puntiamo molto al fine di costruire una comunità più unita e coesa. È il primo progetto che insiste sulle aree umide: le abbiamo scelte perché sono un elemento chiave del turismo slow, in cui la nostra amministrazione crede particolarmente».
I 15 richiedenti asilo andranno a lavorare nelle tre aree una volta al mese, accompagnati in questo percorso dai volontari delle associazioni, che oltre a dare informazioni tecniche saranno a disposizione per formare i ragazzi anche dal punto di vista teorico.
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