Sicurezza
Estorsione per un cerotto nel prosciutto
Lucca: sotto processo cliente di un negozio di alimentari che pretende soldi dal commerciante per non avvertire Asl e carabinieri
LAMMARI. Per un cerotto finito chissà come all’interno del cellophane contenente del prosciutto crudo arriva a ricattare il negoziante finendo sotto processo con l’accusa di estorsione. Perché il cliente - dopo la scoperta del medicamento dentro la carte con l’alimento - chiede al commerciante il prezzo del silenzio: prima settecento e poi si accontenta di trecento. E non si accontenta di quella modesta somma. Ma in svariate circostanze si ripresenta dall’esercente chiedendo piccole somme in prestito. Una storia che va avanti quasi due anni e si conclude con una denuncia ai carabinieri quando l’anziano negoziante scopre, attraverso la telecamera di sorveglianza, che quel cliente aveva danneggiato alcuni infissi proprio la stessa sera in cui qualcuno diede alle fiamme parte del telone attiguo ai locali del bar-alimentari.
I fatti. L’incredibile vicenda risale al 2009 quando l’imputato - Luca Baisi, 45 anni, di Lammari - si presenta nel negozio di generi alimentari denominato «Bar Gambarino» sulla via di Liso a Lammari e chiede del prosciutto crudo paga e se ne va. Ma qualche giorno dopo rieccolo tornare. Stavolta non per acquistare dei salumi, ma per contestare. «Nel prosciutto che mi ha venduto ho trovato un cerotto ancora intatto». E lì, stando alla procura della Repubblica, scatta il ricatto. «Se non mi dai dei soldi ti rovino: racconto tutto ai carabinieri e all’Asl». L’ultrasettantenne commerciante lì per lì cerca di replicare alle accuse che gli vengono mosse. Ma il cliente non desiste. Anzi, rincara la dose e lo fa mentre in bottega ci sono persone intente ad acquistare generi alimentari minacciando di avvertire le forze dell’ordine.
Il ricatto. Proprio nei giorni del ritrovamento del cerotto nel prosciutto l’esercente si era fatto male a un dito e aveva usato l’adesivo esterno. Nel dubbio, ma soprattutto per cercare d’interrompere la storia il commerciante, alla presenza di un altro esercente, versa all’estortore 300 euro. Fine della storia? All’inizio sì. Ma dopo oltre un anno e mezzo, stando all’accusa, Baisi si ripresenta. Vuole un prestito di 40 euro con la promessa di restituire il denaro tre giorni dopo. I soldi li ottiene, ma non li restituisce. Non solo. Qualche settimana dopo si ripresenta di nuovo al bar-alimentari e stavolta vuole 60 euro. Ma il commerciante reagisce e nega quel prestito. L’imputato resta lì sino all’orario di chiusura.
L’incendio. Il mattino successivo l’anziano esercente arriva al bar e si accorge che due reti, a protezione delle finestre, sono state divelte e il telone a copertura del pergolato parzialmente bruciato. Le telecamere esterne rivelano che il cliente-estortore aveva rotto i retini delle finestre del bar provocando un danno di mille euro. A quel punto scatta la denuncia ai carabinieri di Lammari e da lì l’indagine e il processo. La prossima udienza è fissata a dicembre.
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