Attenzione
«Ci vuole unità dove già governiamo»
Intervento di Menesini che analizza il risultato elettorale: «Il Pd ha deluso, ripartiamo dai sindaci»
CAPANNORI. «Non è l'indecisione, non è l'incomprensione, non è la scarsa attenzione nel valutare le proposte dei candidati: il risultato elettorale rispecchia, senza dubbio, il desiderio di una comunità». Il presidente della Provincia nonché sindaco di Capannori interviene e commenta il risultato del Pd nell’ultima tornata elettorale.
«Il Pd, il mio partito nelle amministrative e in particolare a livello regionale ha deluso - scrive in una nota - non ha raggiunto gli obiettivi, eccezione fatta per la vittoria di Sara D'Ambrosio ad Altopascio. Partendo da qui direi però che non si può buttare via tutto. Questo governo ha dei meriti. Dopo 20 anni le attività parlamentari sono tornate al centro della discussione politica, così come le riforme. Questo governo ha portato a casa leggi di redistribuzione del reddito e di uguaglianza sociale importanti, non sufficienti certo, ma almeno segnano un inizio. Per non parlare della riforma costituzionale, che contiene modifiche di cui le varie classi politiche degli ultimi 50 anni hanno sempre parlato senza mai realizzarle. Governare è complesso, e ci vuole tempo per cambiare le cose».
Secondo Menesini è quindi importante lavorare su tre punti: l'unità, la centralità dei sindaci e del territorio e le posizioni chiare sui valori che ci guidano. «La prima cosa da fare - scrive - è basta con le correnti. L'unità di intenti si può avere soltanto se ci si confronta sui temi. Questo posso dirlo anche per esperienza personale, visto che sono l'unico sindaco della Piana di Lucca che è passato dalle primarie per avere la legittimazione alla candidatura. Il Pd di Altopascio, oggi, anche se non ha fatto le primarie, è andato unito alle elezioni e ha raggiunto una vittoria storica. Se adesso però prendiamo Altopascio come esempio su tutto, commettiamo un altro grosso errore. Ad Altopascio poteva solo andare bene, visto che stava governando il centrodestra da 25 anni. In un contesto del genere, non pensare a correnti, accordi, disaccordi, poltrone e spartizioni varie è più semplice, perché c'è ancora da mettere la “prima bandierina”. Il difficile è quando le chance di vincere le possiedi fin dall'inizio. Quando ci troviamo di fronte a un sindaco uscente che non va a genio a una fazione, o a una candidatura ex novo da fare in una città in cui la vittoria Pd la sentiamo possibile. È lì che il partito deve dimostrare il superamento delle correnti a favore dell'unità e quindi del territorio. È il momento di dare, a livello nazionale, regionale e locale, segnali seri e concreti della fine delle correnti, a vantaggio di un ragionamento che metta al centro i cittadini».
Altro elemento fondamentale, sempre secondo Menesini, è la centralità dei territori.
«È dai sindaci, dai cittadini, che il Pd deve ripartire, il giorno dopo alcune cocenti sconfitte - scrive ancora - e i sindaci devono ritrovare la giusta dialettica con Regioni e Governo. È nei comuni che devono esserci le risorse per servizi efficienti e per un welfare che genera comunità, identità. La realtà ci dice che c'è un grande bisogno del vero Pd, che è quello dove si discute ma poi si decide e si va tutti insieme dritti alla meta, che è quello presente sul territorio e che spiega alle persone scelte del governo o del sindaco del posto, che è quello che con entusiasmo racconta quanto sarà bello fra dieci anni un territorio se realizziamo tutti gli impegni assunti, che è quello che mantiene la parola data. Mi permetto di dire - conclude - che il Pd vero è anche quello che fa gli interessi di una comunità a partire dalle situazioni di fragilità, che governa con trasparenza, onestà e correttezza, che ci mette la faccia anche quando è impopolare. Se facciamo così, i cittadini ci capiscono, ci danno indicazioni e ci supportano, e tutti insieme miglioriamo le nostre città e il nostro Paese».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
