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Lucca

«La Fondazione non comprerà la villa di Puccini»

«La Fondazione non comprerà la villa di Puccini»

A dirlo è il presidente dell’ente, Alessandro Tambellini «Troppo costosa, ne abbiamo già un’altra da mantenere»

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LUCCA. Non sarà la Fondazione Puccini a comprare la “splendid villa” di Chiatri che tanto fu cara al Maestro.

A dirlo, il giorno dopo la notizia della messa in vendita del prestigioso immobile da parte dell’intermediario Sotheby’s, è Alessandro Tambellini. E lo afferma in questo caso in qualità di presidente della Fondazione Puccini, fondazione che al momento gestisce già la casa natale del compositore, in corte San Lorenzo a Lucca e l’abitazione nella quale Puccini visse a Viareggio negli anni Venti che si trova sul viale Buonarroti.

«Non avremmo la possibilità di comprarla - afferma il presidente Tambellini - è un acquisto importante, in più ha bisogno anche di lavori di restauro che al momento non ci possiamo permettere. Abbiamo già una villa a Viareggio da mantenere».

Il “sogno” quindi di raccogliere sotto un’unica egida lucchese tutti i luoghi del Maestro sembra per il momento tramontato.

Difficile sapere quale sia il costo preciso della proprietà visto che la trattativa è privata e blindatissima. Ma certo, non si tratta di una cifra inferiore ai cinque milioni di euro. «Non so quale sia il costo esatto - spiega ancora Tambellini - anche perché la villa è di proprietà di un privato col quale come Fondazione non abbiamo avuto alcun contatto». Il proprietario della villa di Chiatri è un avvocato di Milano che l’aveva acquistata qualche tempo fa e che ora ha deciso di metterla in vendita forse anche a causa degli impegnativi lavori di ristrutturazione dei quali l’immobile necessita. Lavori che avrebbero dovuto “trasformare” la residenza che Giacomo Puccini acquistò nel 1898 e nella quale compose il primo atto della Fanciulla del West, in un centro culturale.

Ma una cosa appare certa: non sarà la Fondazione ad acquistare e a farsene carico. «Nelle ville bisogna anche sapere cosa farci - rincara Tambellini - in più le fondazioni hanno bisogno essere gestite in maniera oculata. Quindi, se le cose si possono fare, bene. Altrimenti meglio nulla».

(f.s.)

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