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Un falso certificato per coprire l’amico

Un falso certificato per coprire l’amico

Un medico di base lucchese condannato per truffa a Pisa Il professore “influenzato” in realtà visitava nel privato

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LUCCA. L'influenza esisteva solo sul certificato medico. Un pezzo di carta buono per giustificare l'assenza dal servizio del dipendente verso il proprio datore di lavoro. Chi avrebbe dovuto essere a letto era, al contrario, impegnato a fare visite private.

L'ultimo strascico della vicenda del professor Francesco Lippi, 65 anni, di Lucca, (2 anni patteggiati per truffa e falso riferiti a episodi di assenteismo da Cisanello per fare la libera professione) è arrivato a sentenza con una condanna 9 mesi a carico del dottor Pier Luigi Gallia, 64 anni, di Lucca, inflitta dal giudice del Tribunale di Pisa, Luca Salutini.

Assistito dall'avvocato Ilio Menicucci, il medico di base lucchese era stato rinviato a giudizio per truffa e "falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità". Secondo l'accusa, sostenuta in aula dal pm Giovanni Porpora, titolare dell'inchiesta affidata alla Guardia di finanza fin dal 2012, il dottor Gallia nel gennaio 2013 aveva firmato un certificato medico per il professor Lippi che l'endocrinologo aveva girato all'azienda ospedaliera dove lavorava per comunicare un'assenza dal lavoro di quattro giorni a causa di uno stato influenzale tale da impedirgli di presentarsi in servizio. In realtà le condizioni del professor Lippi non erano così malandate come riportate nel certificato medico se, come ha provato l'accusa, al docente è stato "contestato di aver presentato falsa documentazione medica attestante un'inesistente sindrome influenzale per il periodo 9-12 gennaio 2013 mentre in realtà era impegnato in attività professionale privata in Lecce e in Benevento". E, così, quel certificato medico firmato dal dottor Gallia se da un lato all'epoca fu sufficiente per non andare al lavoro a Cisanello, dall'altro è diventato un documento che per la Procura si è trasformato in un falso a favore dell'endocrinologo che in quel modo era "coperto" per svolgere le visite private senza l'autorizzazione dell'azienda ospedaliera da cui poi si è licenziato. (p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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