Il dolore
Poliziotto rapinatore, processo lampo
LUCCA. Una piena confessione dopo l’arresto. Un pentimento maturato con la detenzione in carcere. E ora la volontà di chiudere con un giudizio rapido una collezione di errori capaci di rovinare trent’...
LUCCA. Una piena confessione dopo l’arresto. Un pentimento maturato con la detenzione in carcere. E ora la volontà di chiudere con un giudizio rapido una collezione di errori capaci di rovinare trent’anni di specchiata carriera con la divisa.
La Procura di Pisa, per competenza territoriale nonostante i vari episodi anche di fuori provincia inclusi nel fascicolo, ha chiesto di processare Daniele Trubiano, 50 anni, originario di Lucca, residente a Riglione, all’epoca dei fatti in servizio alla Digos, per almeno sette rapine a negozi e supermarket tra le province di Pisa, Lucca e Livorno: fra queste quella di settembre scorso alla Conda di Sant’Alessio.
Il poliziotto-rapinatore, con il pallino della scrittura, ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato che consente la riduzione di un terzo della pena in caso di condanna e la possibilità di fare appello. Sarà un processo veloce, a porte chiuse, da definire anche con un’udienza e solo sulla base degli atti raccolti nel corso delle indagini. Prove eloquenti suffragate dalla confessione del poliziotto, da quasi nove mesi sospeso dal servizio. La carriera criminale di Trubiano, in preda a una sorta di sdoppiamento della personalità, terminò “grazie” ai colleghi lucchesi che lo arrestarono in flagranza con il contributo di dipendenti e passanti nel settembre 2015 nella frazione di Sant’Alessio a Lucca. Aveva appena rapinato un punto Conad. Era andato con la sua auto a fare il colpo armato di pistola. «Non volevo far male a nessuno, così ho caricato la pistola con proiettili più lunghi, in quel modo non avrebbe mai potuto sparare» spiegò agli investigatori lucchesi.
Stando ai riscontri della squadra mobile di Lucca, Daniele Trubiano, smetteva i panni del poliziotto e indossava quelli del suo alter-ego criminale nei periodi di ferie, malattia o quando era libero dal servizio. I debiti sono stati la molla che lo hanno spinto oltre il perimetro della legalità. (p.b.)
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