Proteste
Stop alla musica, e il centro si spopola
I frequentatori dei locali: «Costretti ad andare in Versilia, col rischio di incidenti». In alcuni locali adottata la “silent disco”
LUCCA. L'abbiamo detto tutti almeno una volta nella vita o cantato a squarciagola sulle note di "Welcome to Lucca" insieme alle Formiche nell'Orto durante qualche evento cittadino: «Qui non c'è mai niente da fare». Pochi spazi al chiuso, poche discoteche, poche alternative. Stessi posti e troppe regole. E, fra pro e contro, quando qualcuno propone un evento, questo finisce per accogliere un po' tutti, scadendo nell'altra cantilena sentita e risentita «A Lucca c'è sempre la stessa gente». Qualcosa di simile avviene anche in estate, quando il centro si trasforma e si ripopola.
Per qualche mese, le persone si riversano nelle strade e nelle piazze seguendo la tendenza del periodo, dirigendosi in quei locali dove, si sa, «lì c'è sempre qualcuno». Ma che impatto potrà avere sulla movida l'ordinanza del sindaco che vieta la musica oltre mezzanotte? Per molti ragazzi «Lucca finirà per spegnersi e lentamente morire quando le verrà "staccata la spina"».
Sabato sera, 18 giugno, abbiamo fatto un giro toccando alcuni dei luoghi più frequentati del momento, cercando di capire come il pubblico della notte viva la posizione dell'amministrazione.
La serata inizia con l'aperitivo e la scelta si divide a partire dal triangolo di via Michele Rosi. Vino, birra o cocktails: ce n'è per tutti i gusti. Senza pestarsi i piedi, ma anzi, unendo le forze, De Cervesia (detto "il birraio"), Ciclo Divino e il più nuovo Dal Bardo, hanno creato un polo che coinvolge anche il vicino Betty Blue. Per sopperire ai pochi punti di appoggio, le persone finiscono per sedersi sugli scalini dei negozi e delle abitazioni, sui marciapiedi e sulle due grandi fioriere con il disappunto di alcuni residenti. Per una politica condivisa, però qui si chiude presto. Intorno alle dieci e mezzo, i titolari sono già fuori a spazzare. E per risolvere il problema dei tantissimi bicchieri distrutti da maldestri o incivili, oggi c'è la cauzione. Una strategia che sembra funzionare: i lucchesi, tirchi per definizione, prestano più attenzione a ciò che hanno fra le mani.
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Dall'altra parte della città invece c'è Giovanni con il Bar Monica: un'istituzione. Da una vita il punto di ritrovo di grandi e piccini. Qui si sorseggia il classico "verdone", tutti in attesa dell'apertura: la serata che segna l'inizio dell'estate lucchese. L'evento si è svolto sabato sera quando i partecipanti con i tantissimi braccialetti, come vuole la tradizione, hanno sfilato fra corso Garibaldi e via Veneto. «Quando niente e quando tutto» e sabato ne è stato l'esempio. In contemporanea infatti, all'Ostello della gioventù andava in scena il "compleanno" del De Cervesia. Centinaia di persone hanno fatto la spola fra l'una e l'altra iniziativa, in una serata non certo ordinaria per la movida lucchese. «Non vengo mai nella città delle Mura perché non sono attirato dall'offerta - spiega Giulio Del Frate, pisano - questo è stato un caso». Un'eccezione fortunata perché come sottolinea Stefania Giometti »Lucca deve essere così. Deve attirare e non respingere. Deve coinvolgere, proporre, ideare. Spegnere la musica a mezzanotte è un provvedimento preso per il bene di pochi e non certo della città». La serata prosegue. E chi non si sazia con l'aperitivo, non può che andare a cena, ma ormai si sono fatte le 22. In tanti scelgono, soprattutto in estate, un pasto fresco e rapido e, a quell'ora, il ritrovo è da Ciacco in piazza Grande. A stomaco pieno, i più piccoli vanno alla Chupiteria, mentre i grandi si dirigono allo Shaker, al Rewine o al Caffè del Mercato per un "peschino". Ancora una volta sono gli scalini ad ospitare i fruitori di questi esercizi, compresi quelli della chiesa di San Michele. Spesso si fa la spola prima di decidere cosa fare. «Lavoro in un ristorante - spiega Chiara Balestri - e quando esco ormai posso solo andare a letto. Senza musica e opportunità, non c'è nessuno in giro». Sul tardi le possibilità si riducono. Qualcuno opta per una bevuta tranquilla al Franklin'33 o al Caffè Ristretto, ma c'è anche chi si vede costretto a cercare qualcosa fuori. «Spegnere a mezzanotte spinge la gente a prendere la macchina e ad andare in Versilia - commenta Thomas Lucie Smith - aumentando di gran lunga il rischio di incidenti. Dovremmo creare un'area lontana dalle abitazioni, ma non fuori mano, da dedicare ai giovani». Un'alternativa arriva dall'Undici Undici di piazza Antelminelli. Una silent disco, la discoteca silenziosa, dove centinaia di persone con le cuffie alle orecchie sabato hanno ballato fino a notte fonda dentro e fuori dal locale senza far rumore. «Un'idea diversa, particolare e suggestiva, che sicuramente risolve il problema - commenta una delle presenti - Ma, totalmente estraniati dal contesto, viene meno la dimensione sociale. È così che vogliamo, in futuro, far diventare la nostra città?».
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