Il Tirreno

Lucca

La lettera del sultano svelata all’Archivio di Stato

di Tommaso Bedini
La lettera del sultano svelata all’Archivio di Stato

Eccezionale ritrovamento di un salvacondotto di Solimano il Magnifico È la testimonianza dei rapporti della Repubblica Lucchese con gli Ottomani

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LUCCA. «Lodevoli Signori del Popolo di Gesù Cristo e Signori, Giudici e Amministratori del Paese di Lucca..»: è questo l'incipit di un documento importantissimo per la storia di Lucca presentato nei saloni monumentali della Biblioteca Statale nell’ambito del convegno “Lucca, l'Impero Ottomano e l'Africa” promosso da Giovanni Armillotta storico lucchese e direttore della rivista di studi extraeuropei “Africana” e patrocinato dall'Ambasciata Turca in Italia.

Si tratta infatti di una lettera che il sultano ottomano Solimano il Magnifico inviò alla Repubblica di Lucca nell'agosto del 1548 ma che per oltre quattro secoli si credette datata al 10 maggio 1558 e che grazie alla traduzione della ricercatrice dell'Università di Ankara Serap Mumcu è stata riportata alla sua corretta datazione.

La lettera del sultano era un salvacondotto richiesto, a quanto pare, dalla stessa Repubblica che cercava un avvicinamento agli ottomani che sancisse la fine dei saccheggi delle coste della Versilia da parte dei turchi e la presa di ostaggi lucchesi da parte di questi che poi chiedevano un riscatto per la loro liberazione.

Ma era anche una mossa per evitare le mire espansionistiche di Firenze su Lucca mantenendo in qualche modo riparata la costa grazie agli ottomani: «Venute meno le intese fra Parigi e Costantinopoli nel 1558, Solimano aveva visto già prima Lucca come possibile alleata - spiega Armillotta - e la sua costa versiliese quale approdo amico per la propria marina da guerra».

In seguito Lucca cercò di inserirsi e ampliare i floridi commerci con l'Oriente e di scalzare Venezia la quale aveva quasi il monopolio su di essi. Inoltre la Repubblica partecipò alla battaglia di Lepanto del 1571 proprio contro gli ottomani fornendo alla coalizione duecento soldati. In quel periodo Lucca era una città molto prospera e aperta al mondo con compagnie commerciali in ogni angolo d'Europa e non solo, non ancora rinchiusa all'interno delle sue mura intimorita da vicini sempre più potenti, la sua diplomazia lavorava intensamente per assicurare la l'indipendenza allo Stato e nuovi accordi commerciali per gli intraprendenti mercanti lucchesi. Questa lettera rimane un'importante testimonianza di quest’epoca d’oro della Repubblica.

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