Il Tirreno

Lucca

Dal Porto dimesso dall’ospedale

di Gianni Parrini
Dal Porto dimesso dall’ospedale

L’uomo a cui era stato tolto il rene sbagliato lascia il Versilia e torna a casa. «È la fine di un incubo»

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LUCCA. L’incubo è finito. Ieri pomeriggio Guido Dal Porto, il 56enne ex imprenditore a cui è stato tolto per errore il rene sano, è uscito dall’ospedale Versilia e ha fatto un profondo respiro. «Si torna a casa, si torna alla vita», ci racconta al telefono felice e quasi commosso. Poco prima ha parlato col dottor Massimo Cecchi, il medico che due giorni fa l’ha sottoposto al secondo e delicato intervento chirurgico al rene. Quello realmente malato e anche l’unico che gli è rimasto. Obiettivo: togliere il tumore e lasciare l’organo il più possibile intatto. L’intervento conservativo è perfettamente riuscito e ieri il chirurgo ha comunicato al paziente le sue impressioni: «Mi ha molto rassicurato – spiega Dal Porto – Il tumore era maligno ed è stato totalmente estirpato (era circa un centimetro, ndr). Il resto dell’organo è rimasto dov’era: pare che la parte malata (appena un centimetro) fosse molto circoscritta. Per il momento sembra non ci sia bisogno di fare altre cose. Neppure la dialisi. Fortuna? Dopo quello che mi è capitato non direi. Casomai parlerei di professionalità: quella che ho trovato qui e non altrove. Mi sento sollevato, per me è la fine di un incubo. Ora voglio solo tornare a casa con la famiglia e riprendere la mia vita. La ferita mi fa ancora male ma ho chiesto di essere dimesso un giorno prima perché non ne posso più di stare in giro per ospedali».

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La battuta. Per essere sicuri che la vicenda sia davvero conclusa bisognerà aspettare l’esito dell’esame istologico: ci vorrà una settimana. Ma una cosa la si può già dire: la “seconda volta” di Dal Porto con la sanità pubblica è stata certamente migliore della prima. «Qui al Versilia hanno avuto tutti grande riguardo verso di me –racconta il 56enne di San Ginese – Il dottor Cecchi è stato eccezionale in sala operatoria e fuori. Ieri mi ha fatto una battuta: “Dal Porto, lei mi fa lavorare troppo”. “Perché?”, domando io. “Perché ora arrivano in Versilia tutti i pazienti del San Luca”. Ci credo: dopo quello che mi hanno fatto, chi si fiderebbe a farsi operare nell’urologia lucchese?».

Voglia di tranquillità. Quello che ora chiede Dal Porto è solo un po’ di normalità, stretto dall’affetto della sua famiglia, che ieri lo ha messo su una sedia e rotelle e riportato nell’abitazione di San Ginese: «Non ne posso più di ospedali e carte bollate – dice – Voglio riposarmi, ma questo non significa mettere una pietra sopra a quanto mi è capitato. Spero che chi ha sbagliato paghi, così come ho pagato io per i miei errori passati (Dal Porto deve scontare ai domiciliari una condanna per il crac della sua impresa edile-artigianale, ndr)».

L'indagine dell'Asl. Intanto la scorsa settimana, la commissione disciplinare dell’Asl si è riunita per ascoltare la radiologa Claudia Gianni e l’urologo Stefano Torcigliani. I due sono ritenuti responsabili della serie di errori che ha portato all’asportazione del rene sano a Dal Porto. Nelle prossime settimane l’azienda deciderà quali provvedimenti assumere nei confronti dei due dipendenti. Sul fatto c’è anche un’inchiesta della procura di Lucca.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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