Il Tirreno

Lucca

Arrestato a Lucca il boss della Sacra Corona Unita

di Gianni Parrini
Arrestato a Lucca il boss della Sacra Corona Unita

Gli investigatori della mobile hanno messo le manette ad Antonio Centonze L’uomo era in città per sfuggire a una condanna di quattro anni di carcere

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LUCCA. Girava per Lucca con una utilitaria, tenendo lo sguardo basso e cercando di non farsi notare. Per Antonio Centonze, boss della Sacra Corona Unita e amante della bella vita, sono finiti i tempi delle girate in Ferrari e dei vestiti sgargianti. Da un mese si era “rifugiato” nella città dell’arborato cerchio e aveva assunto un low profile: sapeva che a breve sarebbe stata emessa la sentenza definitiva per i processi in cui figurava come imputato e così era venuto a Lucca, sperando di sfuggire ai quattro anni dietro le sbarre a cui è stato condannato dal tribunale di Lecce per una serie di reati aggravati dal metodo mafioso.

Ancora più “invisibili” sono stati gli investigatori della squadra mobile diretti dal commissario capo Silvia Cascino e dall’ispettore Roberto Femia, che per un mese hanno monitorato il boss senza farsi notare e soprattutto senza metterlo in allarme. Mercoledì è scattato l’arresto, in ottemperanza a un mandato della procura della Repubblica di Lecce. Un nuovo colpo eccellente per gli investigatori lucchesi, che appena qualche giorno fa hanno messo le manette a Marco Affatigato, ex terrorista nero latitante in Francia, condannato per reati che vanno dalla bancarotta fraudolenta alla truffa.

Centonze, classe 1968, affiliato al clan Pasimeni-Vitali-Vincenti era a Lucca da solo, ospite di amici. Secondo gli investigatori che lo hanno tenuto d’occhio per un mese, non era qui per affari, ma (probabilmente) solo per sfuggire al carcere. Dopo diverse condanne per mafia (operazioni Cerbero, Die Hard e Last Minute) era divenuto l'amministratore di alcune società operanti nel campo dell’edilizia, di fatto intestate a terze persone che erano il “polmone finanziario” della Sacra Corona Unita. In pratica, oltre a riciclare il denaro delle attività illecite, ne portavano di fresco nelle casse dell'organizzazione. Nel 2014 la Dia di Lecce sequestrò a Centonze un patrimonio di 600mila euro a seguito della condanna, divenuta ora irrevocabile, per appartenenza all'associazione di tipo mafioso denominata sacra corona Unita. Nonostante Lucca fosse solo un buen retiro, in passato Centonze aveva provato a fare affari anche da queste parti. Tra il 2010 e il 2011 girava per la Versilia con una Ferrari noleggiata San Marino e si vantava con un "collega", dicendo di essere in procinto di chiudere un grosso affare a Forte dei Marmi: un cantiere per la costruzione di sette villette a schiera (sì, proprio così le definiva) dal valore di circa 40 milioni di euro. In realtà quell'affare il boss originario di Brindisi non lo avrebbe mai finito: per lui a inizio 2011 si aprirono le porte del carcere. Da dove poi è uscito. L'accusa era pesante: associazione a delinquere di stampo mafioso. Il suo nome era tornato alla ribalta delle cronache dopo l'arresto di Francesco Campana, boss della Sacra Corona Unita pugliese. Le informative della polizia giudiziaria raccontavano di un'organizzazione che, superato ormai lo storico business del contrabbando di sigarette, puntava sul business dell'edilizia, cercando anche nuovi territori. E Centonze - secondo la direzione distrettuale antimafia - avrebbe avuto un ruolo di primo piano. Con l'azienda del quale formalmente era dipendente, ma in realtà era padrone di fatto, la "D&D", girava la penisola a caccia di affari. Negli ambienti dei costruttori, c'è ancora chi si ricorda di quell'uomo che girava con macchine di grossa cilindrata offrendo i servigi della sua ditta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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