Il Tirreno

Lucca

Suocero e cognato gli spaccano il malleolo

di Luca Tronchetti
Suocero e cognato gli spaccano il malleolo

Si separa dalla moglie e i congiunti lo vanno a cercare a casa, lo minacciano con un coltello e lo picchiano con calci e pugni

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LUCCA. Una spedizione punitiva messa in atto dal suocero con la complicità dal cognato per vendicarsi dell’ex marito della figlia che aveva avuto il «torto» di «disonorare» la figlia, tornata a vivere con i genitori, chiedendo la separazione. Accade a Capannori il 3 marzo scorso e la vittima delle botte finisce in ospedale per la frattura scomposta del malleolo posteriore, quella pluriframmentaria scomposta obliqua del malleolo peroneale e la lussazione tibio-tarsica della caviglia sinistra. Sessanta giorni di prognosi e intervento chirurgico all’arto offeso avvenuto all’ospedale San Luca quattro giorni dopo l’aggressione. A distanza di 90 giorni dal grave episodio la procura della Repubblica sulla base dell’esposto-denuncia presentato dalla vittima - un cingalese di 39 anni che ha lavorato per un certo periodo di tempo in un pastificio della Lucchesia - alla stazione dei carabinieri di Capannori ha indagato due connazionali: l’ormai ex suocero di 62 anni e il cognato di 40. Entrambi sono accusati di lesioni personali aggravate.

I fatti. Il cingalese fatto oggetto della «spedizione punitiva» di fatto vive in Italia da 13 anni. Prima di arrivare in Lucchesia, forse per procura, si era sposato con una ragazza del suo paese natale che già abitava nel Capannorese con i genitori e il fratello. Nel 2007 il cingalese e la consorte e i parenti di lei decidono di acquistare due abitazioni attigue. All’inizio tutto procede per il meglio. Poi, nel 2013, iniziano i primi problemi con tra il cingalese che nel frattempo lavorava in un pastificio e i suoceri. A marzo 2015 la drastica decisione: il trentanovenne, non sopportando più la situazione venutasi a creare, si separa dalla moglie e dalla figlia piccola, lascia il lavoro e rientra in Sri Lanka. Passano sei mesi e a settembre ripetutamente l’uomo viene contattato al telefono all’ex moglie che lo supplica di rientrare nella Piana di Lucca per ricostruire il rapporto andato in frantumi. Alla fine lui cede e torna con la consorte. I primi mesi passano via senza sussulti. La coppia pare aver ritrovato la serenità dei primi tempi. Ma lo scorso febbraio la situazione precipita di nuovo. Ricominciano le discussioni e le liti sempre più aspre con la compagna. Lei ripara nella casa paterna, attigua a quella della coppia, assieme alla bambina.

Minacce e aggressione. Da quel momento per circa un mese, stando al racconto del denunciante, ogni volta che il cingalese esce di casa il suocero lo apostrofa a male parole. Lo offende e lo minaccia. Vuole che se ne vada, che lasci l’appartamento che condivideva con la figlia. Dalle parole si passa il 3 marzo scorso alle vie di fatto. Alle 18,30 il suocero bussa alla porta di casa del trentanovenne cingalese. Lui apre e sull’uscio con tono aggressivo il padre della moglie gli urla che deve andarsene e lo minaccia di morte. Stando al racconto della vittima fornito ai carabinieri l’immigrato appena uscito di casa viene colpito con pugni al volto dal suocero e qualche istante dopo anche dal cognato che si era nascosto dietro la casa. Il cingalese finisce disteso a terra e il fratello della moglie continua a picchiarlo con una serie di calci alle gambe mentre il suocero entra in casa e ne esce con un coltello da cucina. Soltanto l’intervento dei carabinieri e di un’ambulanza che lo trasporta in ospedale impedisce il peggio.

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