Sicurezza
LA STRAGE DI BOLOGNA, USTICA E LA TORTINA DI ASPARAGI
LUCA CINOTTI. Il 2 agosto 1980, mentre la stazione di Bologna e l’Italia intera venivano squarciate dal morso della bomba più feroce di una stagione cupa, Marco Affatigato si trovava (anzi: si...
LUCA CINOTTI. Il 2 agosto 1980, mentre la stazione di Bologna e l’Italia intera venivano squarciate dal morso della bomba più feroce di una stagione cupa, Marco Affatigato si trovava (anzi: si sarebbe trovato, perché in questa storia la certezza è un miraggio) in un bar di Nizza. A poca distanza da dove è stato arrestato ieri dalla polizia. Francia e Italia, i due poli negli ultimi quarant’anni di vita di Affatigato, elemento di spicco dell’estremismo nero lucchese degli anni Settanta, anche se ormai sbiadito (Affatigato, non l’estremismo) in “ordinari” reati finanziari. Elemento di spicco fra le Mura, ma forse non altrettanto nel “grande gioco” delle trame eversive a livello nazionale.
Al punto che c’è chi di lui ha parlato come il “capro espiatorio” perfetto che i servizi (deviati, naturalmente) avrebbero pensato di usare almeno in un paio di snodi fondamentali degli anni di piombo. Il primo, la strage di Bologna: come detto, il 2 agosto 1980 ci sono testimoni che collocano Affatigato a Nizza dove viveva da latitante. Eppure, una “velina” del Sismi nelle ore successive alla strage lo chiama in causa. Sarà arrestato, con la “scusa” della falsificazione di un documento, ma mai finirà accusato per gli 85 morti di Bologna. Qualche mese prima, il suo nome era stato tirato in ballo nella strage di Ustica: poche ore dopo il disastro del Dc9 dell’Itavia, una telefonata al Corriere della Sera rivendicava l’attentato a opera dei Nar (Nuclei armati rivoluzionari, formazione terrorista di estrema destra), spiegando che a bordo dell’aereo c’era appunto Affatigato, riconoscibile dall’orologio che portava. Una bugia, anche stavolta probabilmente riconducibile ai servizi militari. Menzogne, accuse infondate, depistaggi. Affatigato sta nel bel mezzo di questo meccanismo. Un gioco di specchi dove la verità è sempre sfuggente e le possibilità di avere conferme spariscono più velocemente di un sogno al risveglio.
Per esempio, sulla strage di Bologna Affatigato si sarebbe trasformato da accusato in accusatore: puntò il dito sulla pista del gruppo “Carlos”, il terrorista venezuelano molto vicino ai palestinesi. Come avrebbe avuto queste informazioni? La risposta fa (ri)piombare in un’altra spy story: Affatigato sarebbe stato infiltrato per conto di americani e francesi in una cellula terroristica finanziata dall’ayatollah Khomeini. Conferme? Ovviamente nessuna con un minimo grado di certezza. Il nome di Affatigato ricorre in diverse occasioni nelle carte delle commissioni parlamentari di inchiesta sulla P2 e sull’omicidio Moro. Citazioni come testimone, come informatore, come imputato. Ingranaggio di un macchina complessa, con anfratti ancora ben lungi dall’essere rischiarati.
E tanti incontri eccellenti. Quello del marzo 1980 con Sandro Pertini, su una panchina della Promenade des Anglais. Una chiacchierata cordiale, fra il presidente della Repubblica imprigionato dai fascisti e e l’estremista nero lucchese. Al punto che dal Quirinale partirono anche gli auguri di buon compleanno per l’allora 25enne Affatigato: è stato proprio quest’ultimo a rendere pubblico il telegramma. Più sulfureo il protagonista di un altro incontro: Licio Gelli avrebbe discusso negli anni Settanta con Affatigato di possibili attentati ai tralicci. «Noi - disse Affatigato durante il processo per la strage di piazza della Loggia a Brescia - cercavamo del denaro e venimmo presentati a una persona che ci chiese se eravamo disponibili a compiere attentati ai tralicci. Risposi negativamente anche perché allora non ero ancora entrato in clandestinità. Successivamente riconobbi in quell’uomo Licio Gelli».
Dopo la fine degli anni di piombo Affatigato non si dissocia dal suo passato. Ma - come in tanti altri casi di “reduci” dell’epoca - sceglie di continuare a fare politica portando le sue idee in diverse formazioni. Prima la collaborazione con Alleanza Nazionale, poi l’impegno fra i radicali, poi nel minuscolo recinto della “Nuova destra sociale”. Tante polemiche, pochi risultati. In parallelo si lancia nella difesa dei consumatori con l’Aduc e in più di un’impresa finanziaria: va male anche qui, visto che proprio queste attività sono quelle che lo hanno portato alle condanne e alla decisione di riparare, una volta ancora, in Francia. Sono ormai tempi diversissimi da quelli degli anni Settanta: i volantini ciclostilati lasciati nelle cabine telefoniche sono sostituiti dai post sui social network. E Affatigato è molto attivo su Facebook: ultimamente aveva cominciato una disamina della riforma costituzionale, mutuando il motto einaudiano del “Conoscere del deliberare”. Per il resto, sul suo profilo si alternano proclami contro l’euro e contro l’immigrazione islamica ad aforismi, ma anche a ricette di cucina. L’ultima, prima dell’arresto, è stata quella della “Tortina di asparagi e ricotta con pasta frolla salata”.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google