Il Tirreno

Lucca

Ok l'operazione-bis sull'uomo a cui hanno tolto il rene sbagliato

di Luca Tronchetti
Ok l'operazione-bis sull'uomo a cui hanno tolto il rene sbagliato

Guido Dal Porto di nuovo sotto i ferri a Viareggio dopo l'errore commesso all'ospedale di Lucca

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LUCCA. È passato da poco mezzogiorno quando Guido Dal Porto ancora sotto l’effetto dell’anestesia si rivolge al figlio maggiore Giacomo che è seduto vicino al lettino della sua stanza all’ospedale Versilia: «Ditemi: il rene ce l’ho ancora?». Il sorriso del suo ragazzo unite alle rassicurazioni della moglie lo tranquillizzano. «C’è sempre, non ti preoccupare» la risposta del primogenito. L’ex imprenditore accenna a una smorfia di soddisfazione e si riaddormenta. Ha bisogno di riposo l’uomo di San Ginese suo malgrado salito alla ribalta delle cronache in seguito al clamoroso caso di malasanità avvenuto due mesi orsono (era il 14 aprile scorso) quando gli venne asportato il rene sano (destro) nel corso di un intervento chirurgico avvenuto al San Luca.

Quella vicenda è al vaglio della procura della Repubblica. Attualmente sono indagati con l’accusa di cooperazione colposa nel reato di lesioni gravissime due medici - Stefano Torcigliani, 59 anni, il chirurgo-urologo che materialmente eseguì l’operazione e Giuseppe Silvestri, 61 anni, l’aiuto chirurgo che era con lui in sala operatoria - e una radiologa, Claudia Gianni, 43 anni, che effettuò la Tac riscontrando il tumore di un centimetro al rene sinistro, ma indicando erroneamente il rene destro quale organo escretore malato.

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Operazione riuscita. «È andato tutto bene. - racconta Giacomo Dal Porto, il figlio dell’ex imprenditore di 56 anni - Mio padre era comprensibilmente molto teso. Voleva evitare assolutamente l’asportazione del rene malato che significava dialisi almeno per cinque anni prima di poter procedere con il trapianto. È entrato in sala operatoria ieri mattina alle 8,30. Era il secondo intervento della mattina. Sono passate due ore e 45 minuti quando il lettino è uscito dalla sala operatoria ed è stato riportato nella sua camera singola nel reparto. Poco dopo è arrivato il primario. Il professor Massimo Cecchi ha dimostrato una gentilezza e una sensibilità che abbiamo apprezzato moltissimo. Ci ha spiegato che ha eseguito l’intervento conservativo che ci aveva già anticipato. Ha asportato la metastasi di un centimetro al rene sinistro colpito dal tumore e ha anche ripulito due linfonodi. È fiducioso e adesso attendiamo gli esami istologici per capire meglio l’evoluzione della malattia. Quando mio padre starà meglio verrà sottoposto a tac e a terapie specifiche per capire se il tumore è stato bloccato. Io, mia madre e mio fratello confidiamo che tutto proceda nel migliore dei modi. Dopo tanta sfortuna speriamo che adesso la buona sorte comincia a sorriderci».

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Dimissioni. Già stamani, martedì 14 giugno, Guido Dal Porto dovrebbe essere rimesso in piedi dallo staff sanitario del Versilia. «L’effetto dell’anestesia dovrebbe sparire e ci hanno detto che già nel pomeriggio gli toglieranno il catetere. Contano nel giro di tre-quattro giorni di rimandarlo a casa. Sono certo che domani (oggi per chi legge, ndr) mio babbo starà meglio e gli tornerà il buon umore per quanto vista la sua incredibile odissea trovare la forza per sorridere è tutt’altro che facile». Probabile che da oggi pomeriggio amici e conoscenti facciano visita a Dal Porto che sinora aveva chiesto di essere lasciato tranquillo con i soli familiari al suo capezzale. Il figlio Giacomo ha messo al corrente della situazione l’avvocato Veronica Nelli che sta seguendo l’evolversi della situazione e intanto segue passo dopo passo la pratica per la richiesta di grazia al presidente della Repubblica e l’indagine della magistratura. «È il nostro angelo custode che non smetteremo mai di ringraziare» dice Giacomo Dal Porto. In fondo, come dice suo padre, dobbiamo avere fiducia nel genere umano.

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