Il dolore
Bollette Ascit, si va verso nuovi ricorsi
Il Movimento 5 Stelle evidenzia un errore formale nelle fatture, che potrebbe invalidarle
CAPANNORI. Nuovi ricorsi in vista contro le fatture sulla bollette dei rifiuti contestate dalle aziende. Ricorsi che potrebbero partire già dal conguaglio di luglio. Ad annunciarli è il Movimento 5 Stelle, direttamente ai cittadini nella sala davanti al mercato di Marlia. Il consigliere Renato Pini e l’attivista Andrea Tolari, si muoveranno sulla base delle due sentenze vinte dai contribuenti, sul presupposto del vizio di forma: «Un errore formale, perché la Corte Costituzionale, nel 2013, ha stabilito che i rifiuti sono da considerarsi tributi e che, pertanto, debbono avere la forma degli atti impositori. Nelle fatture quindi dovrebbe essere presente l'indicazione sulle modalità per il ricorso entro 60 giorni, ma nella fattura non c’è. E sarà così anche su quelle di luglio: ci sono i presupposti per avviare ricorsi contro Ascit».
Quattordici ricorsi su 36 sono stati respinti dalla commissione tributaria perché presentati oltre i termini: «Se l'azienda che gestisce i rifiuti non vuole che 20mila utenze possano fare ricorso a luglio dovrà indicare i tutti i dati necessari per il ricorso, e ammetterà che il Movimento 5 Stelle ha ragione. Se non lo farà, avremo ragione ugualmente, perché andremo a contestare la natura tributaria dell'addebito e vinceremo i ricorsi».
Non viene contestato il sistema del porta a porta, né il criterio della tariffa a metro quadro o puntuale, ma la fatturazione sbagliata: questo è il punto cruciale per i grillini, che hanno appoggiato e vinto i ricorsi presentati da due aziende capannoresi: «Parliamo di somme ingenti, circa 10mila euro per ricorrente, e in questi casi non si entra nemmeno nel merito, perché è sufficiente contestare la forma della fattura».
E sono decine le aziende che non hanno pagato la fattura cui Ascit ha inviato un'ingiunzione di pagamento: non c'è un numero preciso, ma solo una settantina sono le aziende che hanno chiesto l'annullamento in autotutela, alcune con fatture superiori ai 30mila euro. Tra le contestazioni il cosiddetto "vuoto per pieno": «Si paga come se il bidone fosse colmo, anche quando non lo è. Prima di tutto i bidoni dovrebbero essere svuotati in strada e non entrando negli spazi privati delle aziende. In molti si sono trovati addebitati degli svuotamenti quando l'azienda era chiusa o se ne sono trovati diversi nello stesso giorno, avendo tuttavia un solo bidone.
Il Movimento 5 Stelle invita a fare ricorso offrendo assistenza legale gratuita ai cittadini.
Nicola Nucci
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