Proteste
Stuprata dal compagno incontrato su Fb
Impiegata lucchese di 45 anni picchiata e minacciata da un uomo capace di soggiogarla con soprusi e violenze inaudite
LUCCA. Stuprata, picchiata, minacciata. È un’impiegata lucchese di 45 anni l’ennesima vittima di un amore malato nato, come tanti in questi anni Duemila, sui «social media» e sfociato in un rapporto morboso da parte del carnefice della giovane donna che, senza l’intervento tempestivo della polizia, poteva degenerare con conseguenze facilmente immaginabili alla luce dei tanti episodi che vedono le donne - mogli, figlie, compagne, madri, fidanzate e amanti - subire soprusi e violenze inaudite che arrivano sino al femminicidio.
La storia. In manette con l’accusa di violenza sessuale, stalking e minacce gravi è finito l’amico dell’impiegata: Giuseppe Camardelli, 41 anni, originario di Messina e residente a Villafranca Tirrena. Per l’accusa la coppia si era conosciuta tramite Facebook. Era nata subito una simpatia che aveva indotto l’impiegata lucchese a raggiungere nell’agosto 2015 Camardelli a Messina. Non sapeva la giovane donna che quell’uomo conosciuto in rete era già agli arresti domiciliari per atti persecutori ai danni di una ex fidanzata su disposizione del giudice delle indagini preliminari di Napoli.
Relazione morbosa. Sin dall’inizio però quella relazione era apparsa subito morbosa. Temendo che la donna potesse tradirlo Camardelli le aveva intimato di consegnare la password dell'account Facebook per inviare messaggi vocali ad amici dell’impiegata dal contenuto minatorio. Non solo. Quando sono insieme in Sicilia le controllarle il telefono e al suo rifiuto, secondo le indagini della Mobile, la riempie di botte. Una gelosia irrefrenabile quella dell’uomo che, durante tutto il periodo della relazione, costringe la compagna ad aggiornarlo costantemente dei suoi spostamenti tramite lunghe ed interminabili telefonate effettuate in vivavoce.
Impiegata soggiogata. Ma a quell’uomo non bastano quelle verifiche continue. Riesce a soggiogare in modo totale la sua compagna tanto da imporle un macabro rituale. Le impone, stando alla Mobile diretta dal commissario Silvia Cascino, di recarsi in chiesa munita dell’effigie di un santo e con in mano un ago. E con il «santino» e l’aghetto inginocchiarsi all'altare, bucarsi un dito e far colare il sangue sull’immagine sacra. Un rituale a cui Camardelli avrebbe assistito in diretta in video chiamata. Quel «malamore» induce quel giovane uomo a minacciare la compagna di usare l’acido per togliere i suoi tatuaggi ritenuti indegni se lei non provvede a cancellarli da sola. E le impone pure di togliere il piercing.
Ribellione e stupro. Il 20 aprile scorso l’impiegata è a Messina per qualche giorno. Vuol troncare il rapporto e, prima di ripartire per Lucca, lo comunica al compagno. Lui perde il controllo: la picchia, la costringe ad un rapporto sessuale e dopo averla privata del cellulare la minaccia mostrandole un'arma detenuta in casa. L’impiegata riesce a mantenere il necessario sangue freddo per placare i bollenti spiriti del parner, lasciare la casa di Messina e tornare a Lucca. E al pronto soccorso del San Luca le vengono riscontrate le lesioni (20 giorni di prognosi) che lei sostiene essere state causate dall'amante. A maggio, esausta dalle continue minacce di morte che l'uomo le indirizza in centinaia di messaggi giornalieri, decide di denunciare Camardelli alla polizia. Che alla fine convince il gip di Napoli a farlo arrestare e mettere in carcere.
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