Scoppia la guerra fra le Fondazioni
Lattanzi durissimo contro Del Carlo sul futuro della Banca del Monte. Tambellini e Menesini provano a mediare
LUCCA. Uno scontro così, almeno negli anni recenti, a Lucca non si era mai visto. I “dominus” delle due fondazioni bancarie, Alberto Del Carlo (Banca del Monte) e Arturo Lattanzi (Cassa di Risparmio) hanno incrociato le armi sotto forma di dichiarazioni e comunicati stampa. Con, al centro, la guerra su quella che è l’ultimo residuo della potenza creditizia di Lucca: la Banca del Monte.
L’altro giorno, in un’occasione fra il formale e l’informale, una cena di commiato al termine dei due mandati da presidente, Del Carlo ha ribadito il “no”alla vendita al socio dei maggioranza Carige del 20% di quote che la Fondazione detiene nell’istituto di piazza San Martino. “Incolpando” Lattanzi (la cui Fondazione detiene un altro 20%) di un dietrofront rispetto all’accordo portato avanti negli ultimi anni.
Ieri Lattanzi ha inviato un comunicato stampa alle redazioni. Poche righe, secche e durissime. Che riportiamo integralmente: «Il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, apprese le notizie apparse sulla stampa circa l'incomprensione del proprio atteggiamento in merito al futuro e allo sviluppo della Banca del Monte Spa, esprime grande stupore, peraltro ben comprendendo le fuorvianti, opportunistiche e tendenziose motivazioni, che hanno ispirato siffatte comunicazioni da parte del Presidente della Fondazione BML, che mostrano quantomeno scarsa sensibilità istituzionale».
Contattato, Lattanzi rifiuta cortesemente di aggiungere altro. Almeno per il momento. E allora non resta che ricostruire la vicenda recente della Banca del Monte. Che certo non ha brillato negli ultimi esercizi. Il bilancio al 31 dicembre 2015 è stato chiuso con una perdita di 6.297.991 euro. Il risultato è che entrambe le Fondazioni hanno proceduto a svalutare la propria partecipazione. La Fondazione Crl, ad esempio, nell’ultimo bilancio ha abbattuto il valore di 11 milioni, abbassandolo a poco più di 16 e mezzo.
Lattanzi ha pubblicamente detto che - con il senno di poi - l’investimento in Banca del Monte non lo rifarebbe. Ma serebbe pronto, come sostiene Del Carlo, a vendere le quote. Probabilmente non lo esclude, ma certo non è una prospettiva che lo attira.
Piuttosto, il problema va visto in un contesto più ampio. Quello delle concentrazioni successive delle banche: difficilmente Banca del Monte potrà resistere a una fusione con Carige, anche se gli accordi fra i soci mettono in mano alle fondazioni lucchesi (purché siano compatte) una sorta di “golden share”, di potere di veto. E allora il punto diventa come far sì che la “scomparsa” di Banco del Monte comporti meno traumi possibili. Dal punto di vista dei 150 lavoratori, ma anche da quello della sede e da quello del rapporto con il tessuto economico del territorio. Qui, forse, passa una linea di frattura fra due visioni differenti: mettersi sul Piave, difendendo la lucchesità della Banca, oppure governarne un’eutanasia che si ritiene inevitabile.
Certo è che lo scontro ha già creato più di uno sconquasso, anche sul versante politico. Il sindaco Alessandro Tambellini e il presidente della Provincia Luca Menesini invitano alla collaborazione: «Il ruolo della Banca del Monte, a Lucca esercitato fin dal 1489, con un radicamento dunque antichissimo nel tessuto economico e sociale della città, è stato importante per lo sviluppo delle piccole e medie imprese.Nell'attuale contesto, in cui dappertutto in Italia e in Europa si riformulano i compiti della banca, anche in ragione delle modifiche degli assetti societari dei singoli gruppi, è chiaro che la funzione delle banche di interesse locale deve essere necessariamente ripensata.Nelle mutate condizioni di riferimento riteniamo che la Banca del Monte, per continuare ad avere un ruolo nel contesto in cui da sempre opera, debba disporre della solidità e della funzionalità oggi necessarie per poter competere sul mercato. Crediamo pertanto che sia interesse della comunità lucchese che la Banca del Monte, salvaguardando i livelli professionali e occupazionali raggiunti, continui ad operare a sostegno delle famiglie e delle imprese locali. Auspichiamo quindi che da parte di tutti i soggetti istituzionali interessati siano trovate le migliori soluzioni per il raggiungimento degli obiettivi che abbiamo indicato».
Meno ecumenica la consigliera Cinque Stelle Maria Laura Chiara Giorgi: «Del Carlo ha preso un posizione precisa, motivandola con l'interesse della città, per non parlare dell'interesse dei circa 150 dipendenti e quindi famiglie che lavorano in Banca del Monte. Lattanzi, non ha risposto con altrettanta chiarezza. Lattanzi deve motivare le sue scelte.Non si parla del suo patrimonio, ma di quello dei lucchesi.Qua si sta svendendo la città: ci spiegate il perché una volta per tutte?».
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