Attenzione
Provocazione e passione nello “strano” Summer 2016
I retroscena svelati dal patron che promette una rivoluzione per il ventennale Mille addetti assunti per il festival. «Sono disponibile per il concerto di fine anno»
LUCCA. Come corteggiare una donna a lungo, con insistenza e grande passione e poi accorgersi che niente vale a conquistarla. Un innamorato deluso. Che sente svanire il suo sentimento. In questo stato d’animo nei confronti di Lucca, suo grande amore mai nascosto, confessa di sentirsi Mimmo D’Alessandro, patron del Summer Festival. A un mese dal primo concerto dell’edizione numero diciannove della kermesse (il doppio concerto di Van Morrison e Tom Jones del 9 luglio), con la macchina organizzativa già partiva e oltre mille persone assunte a vario titolo per il periodo del festival, il numero uno della manifestazione musicale più blasonata della città vuota il sacco. Con sincerità e, tiene a sottolinearlo, senza alcuna polemica.
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Signor D’Alessandro, è casuale o intenzionale la sua lontananza dalle scene alla vigilia del Summer 2016?
«In tutta onestà: mi sto un po’ disinnamorando di questa manifestazione che curo da diciannove anni. In quest’ultimo periodo sono calato in un’avventura molto bella, un primo festival di luglio a Pompei. Due interpreti, ma d’eccezione: David Gilmour (ex Pink Floyd) ed Elton John. Un’avventura che mi ha un po’ distratto da Lucca. Nelle settimane di luglio sarò tre giorni a Lucca e due a Pompei. Intanto, mi sto molto impegnando sul ventennale del Summer, il festival del 2017. Sarà un’edizione indimenticabile, con grandissime novità. Poi si mette un punto e vediamo. Non pongo limiti».
L’edizione 2016, intanto, è da molti etichettata come un festival in basso profilo: meno appuntamenti, artisti di minore eco mediatica .
«Un po’ è vero. Quest’anno abbiamo dato prevalenza alla qualità: a mio parere è l’edizione qualitativamente più alta. A livello pop no, è un po’ più bassa. Ci sarà meno pubblico dell’anno scorso. Gli attentati che si sono verificati negli ultimi mesi hanno messo in crisi il nostro settore in particolare in Europa».
Diciamo la verità: il suo tenersi lontano dalle scene, la volontà dichiarata di fare un festival “di basso profilo” è anche un atteggiamento provocatorio da parte sua.
«Provocazione? Un po’ ce n’è. Vorrei vedere se i lucchesi riescono a capire se il Summer è importante o no. Voglio vedere se per i lucchesi è uguale che ci sia più o meno pubblico. A me la provocazione piace, sono uno che sta sempre in viaggio e sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo e migliore. Non mi stanco di affermarlo: faccio questo lavoro per passione e mi sento un privilegiato, un fortunato. Mi definiscono un lamentone, ma sono fuori strada. Io mi metto in gioco e non essendo un politico non posso dire che mi va tutto bene. Le lamentele sono positive: danno il senso di qualcuno che è attaccato a qualcosa e vuole che sia sempre migliore. A Lucca invece c’è sempre qualcosa che fai male. Invece io e il mio gruppo siamo bravi. Siamo una struttura capace e non facciamo le cose a caso. Una signora per strada mi ha detto che sono un prepotente per via dei lampioni spostati in piazza Napoleone. Nessuno che dica, vedendo i lavori in piazza, “meno male arriva il Summer Festival”».
Spostare i lampioni è una sua conquista. Quanti posti potrà guadagnare la platea?
«Nessuno, ma ci sarà una visibilità molto maggiore. I lucchesi devono capire che il Summer è importantissimo. Gli studi che commissionammo l’anno scorso rilevarono che il 39% del pubblico che viene al Summer torna a Lucca gli anni successivi sempre per il festival. I turisti vanno coccolati, perché il turismo è la vera vocazione di Lucca. Ai concerti il pubblico continua a essere in prevalenza straniero. Le quattro serate gratuite sono tutte per i lucchesi. Si fa gol quando la gente viene da fuori perché Lucca diventa sempre più importante. I nostri biglietti costano cari: chi può permetterseli, e può pagarsi viaggio, albergo, ristoranti fa anche shopping. È una ricchezza per la città. I lucchesi dovrebbero tenersi stretto il festival per questi motivi».
In giro qualche mugugno si avverte dagli operatori economici in vista del Summer 2016. Meno concerti, meno nomi famosi, i corridoi che si chiuderanno e limiteranno il lavoro per loro.
«Gli operatori che si lamentano dovrebbero fare un refresh di memoria. In passato la piazza era un parcheggio: ci mettevano i tavolini all’epoca? Senza lampioni la piazza è più bella, la statua emerge di più. Mi piace il bello, lavoro solo nei luoghi belli, ma mi impegno tanto. Ho bisogno di stimoli, altrimenti mi disinnamoro».
Continua la collaborazione con Zucchero Fornaciari per l’edizione del ventennale?
«Non ho più avuto modo di parlarci, è impegnato col nuovo album. Per il 2017 prometto un progetto rivoluzionario. Non posso anticipare niente: dico solo che il festival rimarrà a Lucca».
Il progetto per ridare vita a Bussoladomani prosegue?
«Va avanti, ma adesso sono molto occupato con Pompei. Sono affascinato da questo luogo: un’arena costruita duemila anni fa eppure così attuale: erano state progettate perfino le uscite di sicurezza. Per lavorare a Pompei mi confronto ogni giorno con il ministero dei Beni culturali e la Soprintendenza speciale di là. Va tutto alla perfezione. Devo dire però che anche Lucca adesso ha una Soprintendenza fantastica, grazie al suo dirigente, il dottor Luigi Ficacci con cui ho un’intesa perfetta. Parlare con lui mi fa sentire più ricco».
E i rapporti con il Comune invece come vanno?
«Quest’anno molto bene, siamo in piena sintonia. Il sindaco Alessandro Tambellini è molto più disponibile che in passato. Ho già tutti i permessi. Non voglio tirare la volata a Tambellini, dico solo la verità. Ho iniziato le operazioni di montaggio del festival e ho già pagato 34.000 euro di suolo pubblico».
È sempre in piedi la possibilità di organizzare un concerto di fine anno?
«Mi piacerebbe un sacco, davvero. E sono a completa disposizione».
Dell’ordinanza per la movida cosa pensa?
«Una sciocchezza immensa pensare di stoppare la musica a mezzanotte: come minimo va consentita fino alle una o anche più, come ha fatto il sindaco di Viareggio».
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