La manifestazione
Lavoro: sei licenziamenti da Giannino
Accordo raggiunto dopo che il mese scorso era stata avviata la procedura di mobilità per otto dipendenti della società
ALTOPASCIO. Non è mai piacevole perdere il lavoro, e scrivere di persone che hanno perso il lavoro. Ma, alla fine, la procedura di mobilità avviata un mese fa dalla Giannino distribuzione, si è chiusa in un modo che non può essere definito indolore, ma nemmeno straziante. La scorsa settimana è stato sottoscritto l’accordo con i sindacati che prevedere il licenziamento (su base volontaria) di sei dipendenti della sede di Altopascio. La Giannino, società per la commercializzazione del tessile, ha quattro sedi: una a Pescia, vicino all’ospedale, un’altra a Sesto Fiorentino, una nel Parmense e quella principale, appunto, ad Altopascio. Ed è proprio qui che la società ha ravvisato la necessità di fare dei tagli.
Il mese scorso la Giannino ha aperto la procedura di mobilità per 8 dipendenti, 7 nel reparto magazzino e l’ottavo nel settore amministrativo. Una decisione motivata dalla stessa società con la necessità di far fronte alla costante diminuzione del suo fatturato negli ultimi 5 anni, passato dagli 81 milioni e mezzo del 2011 ai 67 del 2015. Una situazione che già tre anni fa portò la società ad aprire una prima procedura per ridurre il personale. All’epoca furono individuati 29 esuberi nella sede di Altopascio (dove lavoravano 149 dipendenti dei 189 complessivi). In quell’occasione fu scelta la strada dei contratti di solidarietà, via via prorogati fino allo scorso febbraio quando il totale dei dipendenti Giannino si era ridotto a 178 persone. Di queste 178 persone 135 erano impiegate nella sede lucchese: 68 nel reparto vendite, 3 nel settore manutenzione e pulizie, 14 nel reparto fatturazione, 6 in quello spedizioni, 22 nel reparto amministrazione e altrettanti in quello “arrivo merci”. Ed è soprattutto in quest’ultimo reparto, per una diversa organizzazione del lavoro (con le merci che sempre più vengono inviate nelle varie sedi senza dover passare da Altopascio) e per un calo materiale del lavoro, che a detta dell’azienda, si sarebbero registrati i maggiori esuberi. Appunto 7 persone. E anche le funzioni amministrative legate all’arrivo merci avrebbero dovuto essere ridimensionate, portando a un licenziamento.
Questo il quadro di partenza presentato dall’azienda ai lavoratori e ai loro rappresentanti, dando il via a una procedura che, nell’arco di 4 mesi, avrebbe dovuto portare al licenziamento, appunto, di 8 persone.
Si è aperta così una trattativa con i sindacati, chiusa pochi giorni fa, che alla fine ha portato a limitare le conseguenze, che restano comunque pesanti per chi le ha subite, anche se alla fine si è proceduto al licenziamento “su base volontaria”, proponendo forti incentivi economici a chi sceglieva di uscire dall’azienda. Incentivi pari a parecchie mensilità: il numero esatto non è stato reso noto, ma, stando alle indiscrezioni, sarebbe superiore anche alle 24 previste dalla legge Fornero (in caso di vertenza in cui il giudice accogliesse le richieste dei lavoratori). Inoltre è stato ridotto a sei, dagli otto iniziali previsti, il numero dei licenziamenti: cinque dal reparto arrivo merci, cui si è aggiunto un amministrativo.
Una situazione che ha portato i sindacati ad accettare le richieste della società, anche se qualche mugugno non è mancato. In particolare non sarebbe stata accettata la proposta di ricorrere ai contratti di solidarietà almeno per il reparto amministrativo.
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