Sicurezza
Del Carlo: Banca del Monte non va venduta a Carige
Il presidente uscente della Fondazione contro il “collega” Arturo Lattanzi «Bml deve rimanere a Lucca. Se andiamo di pari passo possiamo farcela»
LUCCA. Finisce il secondo mandato di Alberto Del Carlo alla guida della Fondazione Banca del Monte di Lucca. E finisce certo non in maniera paludata, visto che l’avvocato nella cena di commiato, oltre a rendere noti i nomi dei nuovi membri del consiglio di indirizzo, ha anche detto la sua su un tema spinoso come il futuro della Banca del Monte. Un argomento che coinvolge direttamente anche l’altra grande fondazione bancaria cittadina, quella della Cassa di Risparmio di Lucca. E - a quanto pare - non senza attriti fra i due istituti.
Alberto Del Carlo, in sintesi, non ci pensa nemmeno a vendere le quote dell’istituto di piazza San Martino. Che - lo ricordiamo - è per il 60% della Cassa di Risparmio di Genova e per il 20% ciascuna delle due fondazioni lucchesi. Del Carlo ha ricordato che i patti parasociali stilati a suo tempo consentono di fatto ai lucchesi di bloccare le decisioni più importanti, visto che per queste serve l’accordo del 70% del capitale. Fra le decisioni che possono essere bloccata l’incorporazione che Carige vorrebbe portare avanti, facendo così di fatto terminare l’esistenza autonoma della Banca del Monte. «Se le due fondazioni lucchesi - ha detto Del Carlo - proseguono d’accordo, Carige non potrà incorporare la banca».
Proprio la vendita delle azioni della Banca del Monte è, però, caldeggiata dalla Fondazione guidata da Arturo Lattanzi. Un passaggio che Del Carlo non reputa nemmeno conveniente, visto che Carige pagherebbe con azioni proprie. Che - al contrario di quelle di Banca del Monte - sono quotate in borsa e quindi soffrono di volatilità: «Se avessimo venduto nel 2015 - ha spiegato Del Carlo - avremmo intascato 20 milioni di azione, che oggi ne valgono però solo otto. E avremmo perso la banca, oltre alla sede storica e alle opere d’arte che vi sono contenute». A perderci, poi, sarebbero anche i quasi 150 dipendenti e le Fondazioni stesse, che si vedrebbero tagliare la parte di utile che da Bml riversano sul territorio.
Secondo Del Carlo, il suo successore si muoverà sulla stessa linea. E c’è un’asticella fissata: 25 milioni di euro. La cifra alla quale la Fondazione ha iscritto in bilancio il 20% di Bml, dopo una svalutazione.
Del Carlo ha ricordato anche che durante il suo decennio di presidenza, la Fondazione ha registrato una buona crescita, anche se in un periodo di grandi difficoltà per chi si trova a investire in finanza. Negli ultimi anni la Fondazione è stata assai prudente negli investimenti, ripresi solo di recente. E con buoni risultati, visto che i conti sono tornati in attivo e che sul piatto, per il territorio, ci sono erogazioni per due milioni di euro nel corso di quest’anno e di altri due milioni nel corso del prossimo anno. Sperando che, nel frattempo, la ripresa attecchisca. Del Carlo, infine, ha ricordato progetti importanti, come Lucca Effetto Cinema e quello per la città accessibile, con i percorsi per disabili all’interno del centro storico.
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