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Verso la fusione Snai “congela” i trasferimenti

Verso la fusione Snai “congela” i trasferimenti

Ripresa la trattativa, ogni decisione sui lavoratori rimandata alla presentazione del piano industriale

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PORCARI. È ripartita la trattativa tra Snai, sindacati e Rsu sul futuro dell’azienda e dei suoi dipendenti. Ieri mattina, nella sede romana della società, si è tenuto il confronto che rappresentava una sorta di “prima volta”: rispetto al passato stavolta, infatti, eravamo di fronte a un tavolo di carattere nazionale, che riguardava non solo la situazione singola di Snai, ma di tutto il gruppo che andrà a nascere con la fusione – che, è stato annunciato, sarà completata nell’arco di pochi mesi – con Cogemat, Cogetech, Cogetech Gaming e Azzurro Gaming. In particolare si tratta di trovare un contratto unico per tutti i dipendendenti (oltre 700) provenienti da 5 relatà diverse che si riuniranno in una sola. Questo da un punto di vista complessivo, ma, a cascata, dovranno essere valutate anche le situazioni di ogni singola realtà.

Dopo il “muro contro muro” delle passate settimane, con tanto di sciopero e corteo dei dipendenti dello stabilimento di Porcari, già il fatto che il dialogo sia ripartito può rappresentare una buona notizia, anche se il lavoro da fare resta molto. Questo primo incontro è servito sostanzialmente a conoscersi e a fare il punto della situazione, in attesa di confrontarsi sulla “sostanza” delle cose (organizzazione del lavoro, assetto societario, conti e così via). Aspetti che potranno essere discussi una volta in possesso di elementi più sicuri, ossia di quel tanto atteso piano industriale che, a questo punto, sarà un piano complessivo di tutto il gruppo che nascerà dalla fusione.

In attesa le parti hanno convenuto sulla necessità di superare il reciproco atteggiamento rigido che aveva portato al muro contro muro di cui scrivevamo sopra. Così, da una parte, i lavoratori sospenderanno la loro mobilitazione, dall’altra si ferma – almeno temporaneamente – il processo di riorganizzazione Snai, che comprendeva anche il trasferimento di una parte consistente di lavoratori dalla sede di Porcari a quelle di Milano e Roma, principale casus belli della protesta dei lavoratori, per i quali, in molti casi, l’ipotesi di un trasferimento si traduceva in un obbligo indotto all’autolicenziamento.

Questo volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, ma resta quello mezzo vuoto rappresentato dall’incertezza che grava, come una spada di Damocle, sulla testa dei lavoratori Snai. Perché è vero che oggi è tutto fermo, ma domani? Insomma, non il massimo per vivere e lavorare in serenità.

All’incontro erano presenti i rappresentanti della Filcams Cgil, Fiom Cgil, Cisl e Uil.

«Si comincia a parlare – è il primo commento di Massimiliano Bindocci – ci è stato detto che tempo qualche mese e sarà fatto l’accorpamento (ossia l’assorbimento da parte di Snai delle altre quattro società ndr). Riprendiamo il confronto e nel frattempo teniamo le bocce ferme, noi, ma anche loro, con l’impegno a sospendere certi atteggiamenti rigidi che avevano caratterizzato la società. E questo stop riguarda tutto, anche il piano di trasferimenti».

In pratica torna tutto in ballo, ormai non si tratta più di vedere il solo piano industriale di Snai, più volte promesso ma mai visto dai rappresentanti dei lavoratori (da qui la mobilitazione e gli scioperi), ma di vedere il piano industriale dell’intera nuova società (e relative conseguenze). «L’aspetto positivo di questa fusione è che è stato necessario aprire una procedura e un confronto con i lavoratori – spiega Mauro Rossi della Fiom – e che adesso abbiamo una visione complessiva più ampia di quella del singolo caso di Porcari. Il piano industriale su cui dovremo confrontarci riguarderà tutte le sedi e così avremo anche elementi più certi su cui confrontarci». In sostanza, per fare un esempio, se da parte dell’azienda si insisterà sulla richiesta di trasferimenti, questi dovranno essere motivati da un piano complessivo su cui confrontarsi, invece di “piovere dall’alto” senza troppe spiegazioni.

Intanto le parti hanno fissato la data per un nuovo incontro, che si svolgerà il prossimo primo luglio.

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