Sicurezza
L’aggredito finisce nei guai per aver simulato la rapina
L’operaio di Varliano denunciato dai carabinieri anche per procurato allarme Si sarebbe inventato tutto per paura di essere licenziato dopo il ritardo al lavoro
SILLANO GIUNCUGNANO. Quell’aggressione alle prime luci dell’alba davanti alla sua abitazione non aveva convinto nessuno. Tantomeno carabinieri e procura. Quella caduta da alcuni metri d’altezza senza essersi procurato nemmeno un graffio aveva del miracoloso. E il suo racconto faceva acqua da tutte le parti: i malviventi che lo colpiscono in testa prima con un masso e poi con un bastone di un metro e venti centimetri senza che i sanitari riscontrino ficozze o ferite al cuoio cappelluto. Eppoi quei cassetti aperti con cura e non con la rapidità tipica di chi, mettendo tutto a soqquadro, vuol violare un’abitazione cercando di arraffare un ingente bottino per poi scappare senza lasciar traccia. E così due settimane dopo la rapina ecco che emerge con forza un’altra verità e per Alessandro Cassettai, 45 anni, di Varliano, da tutti conosciuto con il soprannome di «Macchinina», adesso sono guai seri. È finito nel registro degli indagati con la duplice accusa di simulazione di reato e procurato allarme. Per il sostituto procuratore Piero Capizzoto e i carabinieri della Compagnia di Castelnuovo diretti dal capitano Paolo Volontè non ci sono dubbi: Cassettai si è inventato tutto. Nessun pestaggio, nessuna rapina. Il motivo di questo assurdo comportamento? Per gli inquirenti non è da escludere che l’operaio fosse in ritardo a lavoro e poichè era già in corso in episodi simili temesse di essere licenziato dalla ditta di pulizie in cui lavorava da qualche tempo. Da lì la grottesca messinscena a cui, dopo il primo comprensibile smarrimento, ha fatto seguito una serie di accurati accertamenti che hanno consentito agli inquirenti di denunciare il presunto aggredito. Che continua a ripetere invece di essere stato vittima di malfattori senza scrupoli. L’allarme era scattato poco dopo le 5 del mattino del 24 maggio scorso nella frazione di Varliano di Giuncugnano in Alta Garfagnana. Cassettai aveva raccontato ai carabinieri di essere stato aggredito alle 4,20 da due persone che lo attendevano sul pianerottolo fuori dall’abitazione e che lo avevano spinto giù dalla scala esterna posta a un’altezza di 3-4 metri. Sempre stando a quanto aveva riferito ai militari dopo la caduta era rimasto 40 minuti svenuto. Giù dalle scale è stato trovato dai carabinieri anche un vaso che si trovava in cima alla rampa. Era integro invece che in frantumi con un pochino di terriccio che era fuoriuscito. Già ai soccorritori e al medico che per primo lo ha visitato quell’aggressione sembrava strana. Ma in considerazione del suo racconto e del volo da un’altezza importante era stata presa la decisione di trasferirlo con l’elisoccorso all’ospedale Cisanello di Pisa. Cassettai, d’altronde, si lamentava per dolori lancinanti alle gambe. Ma giunto in ospedale i medici non gli hanno trovato ferite e lesioni tanto da dimetterlo in tempi brevi segnalando l’anomalia ai carabinieri di Castelnuovo che hanno incriminato il volontario della Misericordia di Camporgiano e operaio di un’impresa di pulizie della Garfagnana. Il punto fermo per gli investigatori è che la rapina deve essere a questo stato ormai del tutto esclusa. Oltretutto molti oggetti di valore non sono stati toccati e all’appello sembra mancare soltanto un orologio Casio del valore di poche decine di euro e una vecchia macchina fotografica.
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