Il Tirreno

Lucca

Ascensore ko da vent’anni, disabile "sequestrato" in casa

di Federica Scintu
Ascensore ko da vent’anni, disabile "sequestrato" in casa

La famiglia ha chiesto all’Erp di ripristinarlo e insieme agli inquilini si è detta disponibile a compartecipare alle spese: ma dagli uffici sono arrivati solo “no”

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LUCCA. Non può uscire di casa Vincenzo. Da un anno a questa parte per prendere una boccata d’aria scivola dal letto alla sedia a rotelle, spalanca la finestra e respira a pieni polmoni. Si riempie di quella vita che, dopo una delicata operazione chirurgica, può assaporare solo poggiandosi coi gomiti sul davanzale. Mai avrebbe pensato che quella casa popolare, attesa per ben 14 anni, sarebbe diventata la sua prigione. Perché è in questo si è trasformato l’appartamento al secondo piano di un condominio di via Arrigo Benedetti a Saltocchio:in una trappola dalla quale Vincenzo Melani non riesce più a liberarsi. Una trentina di scalini lo separano dai suoi amici, dalle chiacchierate in giardino, dalle uscite con sua moglie Nadia, dalle sue abitudini e da quelle passioni che Vincenzo ormai fa anche fatica a ricordare. Perché per lui, per le sue gambe malate quei pochi metri rappresentano una barriera altissima, un ostacolo che non riesce ad aggirare. Basterebbe che l’ascensore fosse utilizzabile, che non fosse sigillato come invece è da almeno vent’anni. Basterebbe riattivarlo per restituire a quest’uomo l’accesso alla vita.

«Vede? Non riesco a piegare le gambe più di così», dice Vincenzo mentre, disteso sul letto, si sforza con tutto se stesso per riuscire a fletterle. Gli occhi lucidi sono quelli di un uomo di settant’anni che ne ha passate tante ed è da questi occhi che partiamo per raccontare l’ennesimo caso di abbandono che testimonia quanto a volte sia difficile dialogare con le istituzioni. «Vincenzo ha lasciato l’ospedale dopo mesi di cure - racconta la moglie, Nadia Giusti - ha subito un’operazione molto delicata e da quel momento non ha più ripreso a camminare. Così mi sono attivata per fargli avere una sedia a rotelle che ci è stata data subito. In più, sapendo che l’ascensore non era funzionante, ho chiesto all’Asl che installassero un montascale per permettergli di uscire. Anche perché Vincenzo ora sta meglio, è in forze e potrebbe tranquillamente andare fuori se solo non avesse questo problema alle gambe». Ma l’Asl, stando sempre a quanto riferisce Nadia Giusti, non può soddisfare questa sua richiesta. «Non possono farlo - racconta - perché nel palazzo l’ascensore c’è. Quindi mi hanno detto che l’unica soluzione era quella di ripristinarlo». A quel punto Nadia, senza perdere tempo, si rivolge all’Erp, di fatto proprietaria dell’immobile per chiedere che all’ascensore, che a sua memoria dal ’94 non è mai stato funzionante, venissero tolti i sigilli di modo da poterlo nuovamente utilizzare. E da qui comincia la sua lotta contro un muro di gomma, una battaglia fatta di continui rimpalli da un ufficio all’altro, di telefonate a cui nessuno risponde.

«Quando a Vincenzo è stata data l’invalidità civile al 100% sono andata negli uffici dell’Erp di via Borgognoni e ho spiegato la nostra situazione - racconta ormai affranta Nadia - lì mi hanno detto che per riattivare l’ascensore c’era bisogno di dividere le spese a metà tra gli inquilini e loro perché questo prevede la legge. Così mi sono informata per capire a quanto ammontasse la spesa per ogni famiglia. In questo palazzo ci sono sei famiglie e da quel che sono venuta a sapere il costo per riattivarlo è di circa mille euro a testa: quindi seimila euro, il resto l’avrebbero messo loro. Così sono tornata all’Erp».

Ma la risposta, per la famiglia Melani, è una doccia fredda. «Ho detto che per noi inquilini andava bene la compartecipazione alle spese - prosegue Nadia - ma mi hanno risposto che loro non avevano la disponibilità economica per coprire la loro quota». Così, il groviglio si fa sempre più stretto: l’Erp non ha i soldi per ripristinare l’ascensore ma l’Asl, visto che l’ascensore di fatto c’è, non può installare un montascale. Vincenzo è con le spalle al muro e non vede una via d’uscita (nel vero senso della parola). Ma Nadia non si arrende e chiede agli inquilini di aiutarla: a tutti serve l’ascensore quindi si organizzano e fanno una raccolta firme che, prima l’amministratore di condominio e poi la signora Giusti stessa, portano all’Erp.

«Neanche questo è servito per farci ascoltare - spiega la donna - ci hanno detto che il problema era economico e che comunque avrebbero inoltrato la segnalazione per mandare un incaricato a effettuare un sopralluogo. Io però questa persona, in tutti questi mesi non l’ho mai vista. In più agli inquilini del palazzo di fronte al nostro, che hanno compartecipato alle spese, è stato riattivato. Perché a noi no? Adesso non mi rispondono nemmeno più al telefono».

Non si dà pace Nadia: guarda suo marito bloccato a letto da quasi un anno e ha un disperato bisogno di dirgli che sì, l’ascensore finalmente funziona e che lei ce l’ha fatta a liberarlo da quella prigione. Ma non è così. Eppure, forse, uno spiraglio si è aperto. L’Erp infatti, da noi contattato, si è detto disponibile a valutare il caso con i diretti interessati per tentare di trovare una soluzione. «So che su quell’ascensore non è mai stata fatta la manutenzione ordinaria - risponde il presidente di Erp, Francesco Franceschini - e quella è a carico degli inquilini. A Erp invece spetta la manutenzione straordinaria. Comunque per rimetterlo in sesto servono in tutto 13.500 euro ed è vero che al momento Erp non ha la disponibilità economica. Lascio comunque aperto uno spiraglio e convocherò il prima possibile la famiglia Melani per discutere con loro e magari con una delegazione degli inquilini coi quali cercherò di trovare una soluzione».

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