La manifestazione
La boutique dei poveri ormai è al collasso
Ogni lunedì oltre 100 persone tra immigrati e bisognosi bussano alla porta della S. Vincenzo de Paoli per usufruire di abiti usati
LUCCA. Le scarpe del proprio numero, il giocattolo per la figlioletta piccola, il pantalone della giusta taglia, la t-shirt pulita per cambiare quella della settimana prima. La corsa dei tantissimi immigrati che tutti i lunedì bussano alla porta dell'associazione San Vincenzo de Paoli, comincia poco prima delle 14,30. Da 7 anni, verso quell'ora, un gruppo di volontari alza la saracinesca del fondo messo a disposizione da Don Lucio e adibito a «Boutique dei poveri» per donare, a chi si presenta, gli abiti usati regalati dai cittadini. Una mano tesa che, da tempo, in tanti sfruttano e accettano. Un impegno concreto che ieri, per la prima volta, dopo anni di puntualità e solerzia, ha rischiato di venire sospeso di fronte alla sommossa di un gruppo di extracomunitari per la presenza di oltre 100 persone in attesa di ricevere gratis un indumento aggiustato e lavato. A regolare il flusso come sempre c'erano i biglietti consegnati a ciascuno poco prima di dare il via alla distribuzione del vestiario. Su questi, i numeri da rispettare che ponevano in condizioni, a loro avviso, meno favorevoli, gli ultimi della fila. Da lì le urla e i colpi sferzati contro il portone della chiesa di San Leonardo, le discussioni e l'agitazione. «Abbiamo soprannominato questa attività "La Boutique dei poveri" - spiega Francesco Scalcione, uno che la gestisce a titolo gratuito - Ogni lunedì dalle 14,30 alle 16,30 diamo la possibilità di prendere un massimo di dieci pezzi (due per tipo di capo). Per regolare lo svolgimento delle operazioni assegniamo un ordine in base al quale accedere a gruppi di 3-4 persone. Chi prima entra ha più possibilità di scelta». Da lì la polemica e il tentativo di accaparrarsi i primi pezzi di carta. «Da un mese gli affluenti sono raddoppiati. - continua Scalcione - Nelle ultime settimane siamo arrivati ad oltre un centinaio di persone che vengono da Algeria, Nigeria, Costa D'Avorio, Guinea e Senegal». Alle loro spalle, storie di disperazione e povertà. Ai loro piedi, solo un paio di vecchie ciabatte. E addosso proprio quegli abiti che, di settimana in settimana, ricevono gratis dall'associazione. «Fra loro ci sono anche molti abituali. Clochard che prendono i vestiti per andare a fare una doccia dietro al Mercato del Carmine». Consapevoli delle esigenze di chi bussa alla loro porta, nonostante le polemiche, ieri i volontari hanno atteso mezz'ora prima di decidere di dare comunque il via alla distribuzione. Solo quando gli animi si sono placati e i più facinorosi si sono allontanati hanno scelto di proseguire per salvaguardare coloro che, educatamente, aspettavano il proprio turno e la propria occasione. «Con questa crescita esponenziale, sono fortemente diminuite le donne - afferma Rosanna Mei, una delle volontarie - Hanno paura per il caos che si crea e si fidano meno». In fila infatti le persone di sesso femminile si contano sulle dita di una mano. «Per poter gestire la situazione abbiamo fatto richiesta ai vigili. Purtroppo la gente adesso arriva anche dalla Garfagnana. Di 4-5 centri caritatevoli siamo rimasti solo noi». Entrando nel fondo di via San Leonardo tutto è organizzato nei minimi dettagli. Ogni area è suddivisa in reparti. Gli indumenti ben riposti, alcuni piegati sugli scaffali, altri appesi. La prima area è quella per le donne: vestiti, gonne, magliette, borse, ce n'è per tutti i gusti. Dietro spunta anche un vestito da sposa che un giorno, forse, potrà coronare il sogno di un futuro migliore. Proseguendo, incontriamo lo spazio bambini, diviso per età e per capo di abbigliamento, mentre, poco distante, ceste di giocattoli e oggetti utili. Sul finire, giungiamo nel settore uomo dove giacche, giubbotti e pantaloni sfilano lungo tutta la stanza. «La carenza riguarda soprattutto le scarpe uomo e l'intimo - spiega Scalcione - per questo faccio un appello a tutti i lucchesi che vorranno contribuire. Intanto, la speranza è quella di riuscire ad aprire una barberia».
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