Il dolore
Muore in bici, si pensa a un malore
L’uomo era senza documenti, con sé aveva solo il cellulare bloccato dal Pin. Un rebus risalire al suo nome
LUCCA. Un uomo tra i 40 e 50 anni sta percorrendo la statale del Brennero in sella alla sua bicicletta Poli, in direzione di Ponte a Moriano. Indossa calzoncini corti, maglietta e scarpe da ginnastica: forse gli sembra un pomeriggio adatto per un po’ di sport, con l’aria rinfrescata dalla pioggia mattutina. Non sa che l’imponderabile è in agguato e all’improvviso si manifesta: il ciclista frena di colpo e si accascia al suolo, come colpito da un fulmine. Morto.
Il fatto accade intorno alle 18.45 nel tratto di strada che va dalla concessionaria di auto Mercedes alla deviazione per San Pietro a Vico. Stando al racconto di un testimone tutto avviene in un attimo. Sono proprio gli automobilisti che assistono alla scena a dare l’allarme per primi, allertando il 118. La centrale operativa Alta Toscana invia sul posto l'ambulanza della Croce verde di Lucca, poi l'ambulanza infermieristica della Misericordia di Lucca e infine il Pegaso. Purtroppo non c'è niente da fare: quando tocca terra il medico dell'elisoccorso può solo constatare il decesso. Si cerca di capire la causa della morte: l’ipotesi dell’incidente viene subito esclusa. Un testimone conferma che il ciclista ha fatto tutto da solo: «L’ho visto frenare e precipitare per terra», racconta ai vigili della municipale di Lucca, intervenuti sul posto per i rilievi. Lo conferma anche il fatto che la bici sia intatta. Che la morte sia stata provocata dalla caduta e dal conseguente impatto con l’asfalto, al momento, è escluso: sul corpo del malcapitato non ci sono lesioni evidenti, giusto qualche sbucciatura alle nocche e alle ginocchia. Niente che possa avere un esito così ferale. L’ipotesi più accreditata, stando anche al parere del medico del 118, è quella di un malore e di un arresto cardiaco.
Se le cause della morte non sembrano essere un mistero, più difficile è risalire all’identità della vittima: l’uomo non ha con sé documenti. Addosso porta solo il cellulare. Da qui partono le indagini dei vigili per dare un nome e un cognome a quel corpo. Ma non è cosa semplice: il telefono è bloccato dal Pin e per risalire all’identità dell’intestatario della Sim bisogna prendere contatti con la compagnia telefonica (Wind) che però vuole dai vigili una richiesta presentata con posta certificata. E poi bisogna vedere entro quanto arriva la risposta: «Dipende dalla sensibilità e dall’intelligenza dell’operatore di turno, visto che le procedure standard richiederebbero tempi ben più lunghi». Alle dieci di sera il ciclista non ha ancora un nome. Intanto il magistrato di turno, il sostituto procuratore Antonio Mariotti, ha già autorizzato lo spostamento del corpo che viene trasportato all’obitorio del Campo di Marte. In attesa che i familiari siano informati dell’accaduto. A patto di trovarli. Non trattandosi di morte violenta dovuta a un incidente non c’è necessità di fare l’autopsia: la salma sarà restituita quanto prima ai parenti per i funerali.
Il traffico sulla via del Brennero rimane bloccato dal momento dell’incidente sin dopo le 20. Gli agenti chiudono la circolazione per effettuare i rilievi, consigliando agli automobilisti di tornare indietro e fare un’altra strada.
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