Il Tirreno

Lucca

I NUMERI (TRISTI) DELLA CITTÀ

di FLAVIA PICCINNI
I NUMERI (TRISTI) DELLA CITTÀ

di FLAVIA PICCINNI Un caffè ti costa un euro e dieci. Un pezzo dolce (che solo a Lucca, e in zone limitrofe, si chiama così, perché se chiedi in qualsiasi altra parte d'Italia "dammi un pezzo dolce"...

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di FLAVIA PICCINNI

Un caffè ti costa un euro e dieci. Un pezzo dolce (che solo a Lucca, e in zone limitrofe, si chiama così, perché se chiedi in qualsiasi altra parte d'Italia "dammi un pezzo dolce" si mettono a ridere e non capiscono) costa da un euro e dieci centesimi, a un euro e venti. Che sono pressappoco duemilacinquecento lire.

Ma in lire sono rimasta una delle poche a ragionare, dunque non vale niente perché sono passati troppi anni, e tutto è cambiato (eccetto i nostri stipendi).

Superfluo dire che al Sud Italia un caffè costi in media ottanta centesimi e al Nord si aggiri sull'euro; non un centesimo più, non uno meno. E poi, se vai dal fruttivendolo, non è possibile avere un conto di meno di dieci euro per mezzo chilo di pesche, un po' di insalata e qualche pomodoro.

Se decidi di pranzare al ristorante, metti in conto almeno quindici euro (senza vino) per un pasto genericamente definito "di lavoro" e almeno trenta per una cena. E se credi di vivere nella città migliore d'Italia, sbagli perché siamo al 53esimo posto della classifica annuale del Sole 24 Ore. Prima di noi c'è Firenze (quarto posto), Siena (nono), Pisa (22esimo), Livorno (27esimo), Arezzo (36esimo), Massa e Carrara (40esimo) e anche Prato (42esimo).

Abbiamo perso sei posti rispetto all'anno scorso. Possiamo dire, senza troppi giri di parole, che facciamo letteralmente pietà.

Abbiamo solo otto librerie (per tutta la popolazione) e tre sale cinematografiche (per 100.000 abitanti), ma ben 811 locali fra bar e ristoranti. Insomma, non moriremo di fame (al massimo di ignoranza). E poi siamo esattamente in linea con la media italiana: preferiamo un "pezzo dolce" a colazione o un pranzo fuori a un libro e a un cinema.

Dunque, educhiamo almeno i nostri figli ad avere una cultura alimentare, prima di ritrovarci in vetta alle classifiche per obesità. Viaggiatori non lo siamo, spendiamo 297 euro a testa ogni anno per andare all'estero e ogni famiglia consuma 2.466 euro all'anno per sostentarsi.

Un miracolo visto i prezzi della nostra città. In ogni caso, il teatro fortunatamente lo frequentiamo (2.450 sono stati i lucchesi che hanno partecipato agli spettacoli), anche se del cartellone ci lamentiamo (ma questo il Sole 24 Ore non lo sa).

Amiamo stare a casa forse perché abbiamo un'altissima diffusione della banda ultra larga (circa il 92% della popolazione ne usufruisce) e nonostante i recenti problemi sanitari, la percentuale di emigrazione ospedaliera è molto bassa (vedremo nel 2016).

E, se credete che nella cattolicissima Lucca il divorzio sia cosa bandita, sbagliate: 72 coppie ogni 10.000 optano per la separazione. Anche dal profilo delle prospettive di vita, non stiamo messi benissimo. Viviamo 81 anni in media. Non è mai abbastanza, potrebbe obiettare qualcuno. Effettivamente è così.

La cosa sorprendente è la violenza sotterranea che corre per la nostra città. Ogni anno (dato riportato per 100.000 abitanti) ci sono 392 scippi e borseggi, 698 furti in casa, 53 rapine, 13 estorsioni, 252 truffe.

Guardando questi dati, mi sono domandata se effettivamente siano in grado di raccontare la percezione che abbiamo noi della nostra città.

Una città bella (se pronunci il nome Lucca, tutti esclamano con occhi commossi: che fortuna! È bellissima!), ma con un'emergenza di sicurezza che forse non prendiamo troppo sul serio. O, meglio, che accettiamo con drammatica rassegnazione convinti che qualcuno farà qualcosa. Sì, ma chi? Se togliamo a Lucca anche la sicurezza - il poter uscire di casa a qualsiasi ora senza paura, il poter vivere senza aver messo le sbarre a tutte le finestre - che cosa ci resta? Non scervellatevi per rispondere. Ve lo dico io. Ci resta uno dei caffè più cari d'Italia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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