Sicurezza
Affitti online di case vacanze boom di offerte
Migliaia di annunci pubblicati su vari portali Cecchetti: «Nasce una task force di controllo»
LUCCA. Inizia a pesare come un macigno sulle spalle degli albergatori il vuoto normativo legato agli affitti delle case vacanze. Basta infatti, fare una breve ricerca sui principali siti internet che pubblicizzano questo tipo di strutture per rendersi conto della portata del fenomeno che abbraccia tutte le tipologie di immobili, dalla semplice stanza di una casa ad appartamenti pregiati e ricchi di rifiniture in pieno centro storico, fino ad arrivare alle ville e ai casolari da 10.000 euro a notte. Sono oltre quattromila le case vacanze in affitto in provincia di Lucca sul sito Homeaway, più di 1.500 su Homelidays (portale della stessa famiglia di Homeaway), oltre 500 su Wimdu, più di 300 su HouseTrip, poco meno di un centinaio su OnlyApartements. Si tratta di siti internet nati sulla scia del più noto Airbnb (che propone 300 fra stanze e appartamenti a Lucca), il portale che mette in contatto viaggiatori in ricerca di un alloggio o di una camera per brevi periodi con persone che dispongono uno spazio extra da affittare, generalmente privati.
Un boom che non sembra arrestarsi e che anzi, da qualche anno, è in continua crescita, foraggiato da una parte dalla crisi - e quindi da una costante ricerca del risparmio (per i viaggiatori) o di una entrata ulteriore (per chi offre) - e dall’altra, va detto, anche da una evidente facilità d’azione (per chi offre) garantita da una mancanza di norme che disciplinino la locazione saltuaria a fini turistici di case e appartamenti. Perché in effetti di questo si tratta. Chi infatti ha a disposizione una casa o una stanza ed effettua al suo interno un’attività turistica non professionale (che deve quindi essere saltuaria e senza alcuna prestazione aggiuntiva alla mera fornitura dell’appartamento) non ha l’obbligo di registrarla come tale negli uffici preposti né di avere un’autorizzazione, cosa che invece è obbligatoria per tutto il resto delle strutture ricettive. La disciplina, in questo caso, è quella di un contratto di locazione turistica tra privati come previsto dalla legge 431/1998 che, se non supera i 30 giorni, non ha alcun obbligo di registrazione. E anche a livello regionale la legge 42/2000 regolamenta solo le case e gli appartamenti vacanze che hanno una gestione non occasionale e organizzata mentre non contempla la gestione “non professionale”.
Un problema che gli albergatori hanno fatto presente diverse volte e in svariate sedi ma che finora non ha trovato soluzioni efficaci soprattutto dal punto di vista dei controlli, difficili vista la portata del fenomeno e la non tracciabilità di molte delle operazioni, pagamenti compresi. Perché, oltre alla concorrenza sleale nei confronti delle strutture ricettive, soggette a una regolamentazione piuttosto ferrea e a controlli sistematici, chi verifica che le case vacanze in regime “non professionale” non eroghino anche i servizi tipici degli alberghi oppure che venga stipulato un regolare contratto di locazione?
Una situazione che il Comune di Lucca, titolare delle deleghe al turismo dopo la dismissione delle vecchie Province, sta tentando di affrontare con i mezzi a disposizione, che non sono tanti. «Il fenomeno delle case vacanze ha dimensioni molto consistenti a Lucca - conferma l’assessore ai tributi, Enrico Cecchetti - e questo è emerso anche da alcune nostre mini indagini oltre che dagli incontri con le categorie economiche. Ci sono stati interventi della polizia municipale e da un anno a questa parte stiamo tentando di arginare il fenomeno attraverso la nuova regolamentazione comunale che prevede il pagamento della tassa di soggiorno obbligatorio per tutti».
Una normativa che, dichiara l’assessore, ha portato alla registrazione di circa 200 appartamenti in più rispetto a un anno fa. «Stiamo costituendo anche un gruppo di lavoro intersettoriale - continua Cecchetti - che sarà attivo nel giro di poche settimane. L’obiettivo è quello di inserire al suo interno diversi soggetti, ognuno con le proprie competenze specifiche, di modo che questo fenomeno possa essere sviscerato in tutte le sue componenti, dai tributi all’erario, ecc...». Un altro strumento è poi quello delle verifiche al catasto. «Abbiamo fatto anche un lavoro sulle rendite catastali - conclude Cecchetti - e da lì sono emerse diverse anomali come ad esempio piscine, anche di grandi dimensioni, non accatastate. Purtroppo i mezzi a nostra disposizione non sono tanti e in più dobbiamo andare a indagare in diversi settori, dall’evasione comunale a quella erariale e contributiva coinvolgendo numerosi soggetti».
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